23 giugno 2017
Aggiornato 10:30
Cultura e storia

Sebastiano Ferrero, un top manager conteso nel Rinascimento

Appuntamento con la storia di un illustre biellese che ha saputo cogliere le occasioni del suo tempo tra intrecci, alleanze e doppi giochi. «Historia magistra vitae»

Un manager del Rinascimento: Sebastiano Ferrero (© Ufficio Stampa Palazzo La Marmora)

BIELLA - Ci si potrebbe immaginare che i passaggi del management da un’azienda a un’altra siano prerogativa del presente o al limite del passato più recente. Quello che forse non è così noto è che una analoga «campagna acquisti» di personalità amministrative capaci di dare una svolta alle posizioni di potere è stata prerogativa dei potenti di tutte le epoche. Racconteremo, ad esempio, la significativa vicenda dell’eminente Sebastiano Ferrero e di come, in una delle curve della Storia del Rinascimento italiano, di ritrovasse quasi dalla sera alla mattina a guidare le Finanze dell’impero Francese di Luigi XII.

Intrecci, alleanze, doppi giochi
Ma procediamo con ordine: Milano fu nel 1400 una delle corti più splendide d’Europa, luogo di eccellenza in tutti i campi dalle lettere all’architettura alle arti. Promotore di tutto questo fu Lodovico Maria Sforza detto il Moro che prima come reggente e poi come Duca governò Milano ed i suoi territori dal 1480 al 1499. Per comprendere l’eccellenza di quegli anni basti ricordare che fu il Moro a commissionare a Leonardo da Vinci l’Ultima cena in Santa Maria delle Grazie. Il Moro fu un abile uomo di potere e condusse un intreccio di alleanze e doppi giochi che gli permisero di guidare il ducato di Milano per quasi 20 anni, ma tra le ambizioni dei Re di Francia, l'appoggio della casa d’Asburgo e le mutevoli alleanze con Venezia e Firenze, alla fine fu lui a soccombere: nel settembre del 1499 le truppe di Re Luigi XII di Francia conquistavano Milano e il Moro fu costretto alla fuga.

L'occasione
Fu in quel momento che avvenne il salto della carriera di Sebastiano Ferrero dalla scena italiana a quella europea: la sua fama di eccellente amministratore delle finanze era così grande che, mentre si vedevano ancora all’orizzonte le code dei cavalli del Moro in fuga tra la polvere, Re Luigi XII di Francia dettò una richiesta rivolta al Duca Filiberto di Savoia a Torino: «che gli concedesse di assumere Sebastiano Ferrero che in quel momento rivestiva la carica di Generale delle Finanze dei Savoia » E’ come se, al giorno d’oggi, un eccellente manager di un piccola azienda locale venisse richiesto d’imperio da una multinazionale per assumere la carica di amministratore delegato per riconosciuti meriti professionali. Ancora una volta «Historia magistra vitae», verrebbe da dire…