19 giugno 2021
Aggiornato 11:00
Economia & Distretto

Il meccanotessile: la crisi continua

Gli imprenditori chiedono interventi concreti su fisco e mercato del lavoro.

BIELLA - «Oggi è la giornata dell’orgoglio metalmeccanico, l’orgoglio per le imprese, per l’eccellenza dei suoi prodotti e per il ruolo trainante del settore per l’economia del Paese». Così ha dichiarato ieri Fabio Storchi, presidente di Federmeccanica, alla presentazione della 132° indagine congiunturale sul settore metalmeccanico italiano, avvenuta non solo a Roma, ma in contemporanea in 60 gruppi metalmeccanici in tutto il Paese. Biella non poteva mancare, a livello locale il settore rappresenta circa 600 imprese per un totale di circa 3.300 addetti. La forte vocazione tessile del distretto ha caratterizzato in modo particolare anche il tipo di industria meccanica presente sul territorio che, nonostante il ridimensionamento dovuto alla crisi degli ultimi dieci anni, rappresenta ancora il fiore all’occhiello per la realizzazione di macchinari meccano-tessili a livello nazionale e internazionale.

PERDURANO «UMORI NEGATIVI» - Le previsioni da parte degli imprenditori biellesi del settore rispetto agli ultimi mesi dell’anno (fonte: indagine congiunturale dell’Unione Industriale Biellese sul IV trimestre 2014) evidenziano il perdurare di umori negativi. «La situazione rimane drammatica - commenta Francesca Bozzo, a capo del gruppo industria meccanica dell’Uib - e purtroppo i segnali della ripresa sono ancora lontani. L’industria meccanica resta un centro di eccellenza della manifattura a livello locale e nazionale, siamo l’ossatura dell’economia, ma, per poter mantenere questo alto livello di qualità, sono necessari investimenti adeguati. Le previsioni di redditività per le nostre imprese scontano margini sempre più risicati. L’innovazione è nel nostro Dna e le aziende, che a livello locale sono forti di un’importante tradizione, hanno bisogno di risorse per poter sostenere il rinnovamento del sistema. Dopo tante parole, ora servono interventi concreti». Per il più rilevante dei settori manifatturieri, che produce l'8% ricchezza nazionale e dà lavoro a oltre 1,8 milioni di persone, gli imprenditori chiedono più investimenti, alleggerimento della pressione fiscale e dei vincoli burocratici.