10 dicembre 2019
Aggiornato 12:30
Cronaca & Giustizia

Nessun risarcimento per Elena Romani

Finì in carcere per la morte della figlia. Poi fu assolta, ottenendo 80 mila euro ma la Corte di Cassazione nei giorni scorsi ha deciso l’annullamento della decisione della Corte d’Appello di Torino.

ROMA - La Corte di Cassazione nei giorni scorsi ha deciso l’annullamento della decisione della Corte d’Appello di Torino, che aveva fissato in 80 mila euro il risarcimento da parte dello Stato (per ingiusta detenzione) a Elena Romani, ex hostess, madre della piccola Matilda, uccisa nell’estate del 2005 nella villetta dell’ex compagno Antonio Cangialosi. I fatti si erano svolti a Roasio. E’ stato quindi accolto il ricorso del procuratore generale torinese. Ora gli atti sono stati rinviati a Torino.

DELITTO IRRISOLTO - Secondo la Suprema Corte, la donna non deve essere risarcita per il tempo trascorso in carcere (118 giorni) in quanto, durante le indagini, si era avvalsa della facoltà di non rispondere, rendendo attraverso una serie di intercettazioni telefoniche molto compromettente la sua situazione e poi l’arresto. Il delitto della bambina è rimasto irrisolto. La mamma, infatti, è stata assolta in modo definitivo in tutti e tre i gradi di giudizio. E il suo ex compagno, Antonio Cangialosi, è stato prima prosciolto da ogni accusa, poi di nuovo indagato ed infine ancora prosciolto con un non doversi procedere. Le indagini avevano inequivocabilmente dimostrato che dentro l’abitazione fossero presenti solo la Romani e il Cangialosi. E l’autopsia aveva stabilito che la piccola fosse morta per un trauma dovuto ad un violento colpo esterno.