26 luglio 2021
Aggiornato 20:30
Nuovo ospedale di Biella

Sanità, riforma senza traumi

Il consigliere Barazzotto, rassicura: «Basta allarmismi. Sono razionalizzazioni. Tutti noi dobbiamo renderci conto che avere nell’ospedale sotto casa tutto non è più possibile».

BIELLA - La riforma sanitaria regionale non penalizzerà il nuovo ospedale «Degli Infermi». Il consigliere regionale di maggioranza, Vittorio Barazzotto, ex sindaco di Biella, convocando una conferenza stampa, ha voluto precisare come «certi titoli sensazionalistici dei giornali, nelle ultime settimane, spesso con accezione negativa, siano infondati e un po’ frettolosi». La riforma voluta dalla giunta Chiamparino, secondo i numeri presentati, è un atto necessario. Sulle modalità, invece, è possibile aprire un’analisi. E lo stesso Barazzotto è parso battagliero nel difendere alcune specificità come ad esempio geriatria, ma con una premessa: «Tutti noi dobbiamo renderci conto che avere nell’ospedale sotto casa tutto non è più possibile».

Il quadro della sanità nazionale
A parziale sostegno vengono le statistiche sanitarie, che riflettono in modo chiaro come nei centri ospedalieri con numeri bassi è più alto il dato di mortalità. L’assunto è semplice: la Regione riceve dallo Stato 8 miliardi di euro all’anno per la gestione della sanità. E ne spende di più. Almeno duecento mila euro all’anno in più. Un processo non più praticabile in tempi nei quali la Regione risulta essere, ancora oggi, a forte rischio commissariamento. Ipotesi che avrebbe ricadute disastrose sull’intero tessuto socio-economico piemontese, da scongiurare con tutti i mezzi. Da qui la necessità di risparmiare. E per farlo l’assessore Saitta ha previsto un piano di razionalizzazione della rete ospedaliera, in certa misura imposto dal più ampio piano nazionale della sanità. Ci sono parametri che qualunque Regione deve  rispettare, ed oggi il Piemonte è ai livelli della Sardegna, ben lontana da Regioni più virtuose come l’Emilia Romagna o la Toscana, che per tempo sono corse ai ripari.

Chi sale e chi scende
Nel razionalizzare, però, si perderanno, qua e là, in modo variabile, dagli ospedali torinesi a quelli di provincia, primariati, posti letto o intere specialità. La logica con cui ciò avverrà sarà proprio quella della reale utilità e resa di un primariato. Se i numeri non soddisfano le esigenze minime, allora sopravviverà solo il reparto che produrrà numeri maggiori. E di conseguenza risultati migliori. Così Vercelli perderà emodinamica e Susa il reparto nascite, per citare degli esempi. E a Biella? «Dobbiamo comprendere che a Biella la neurochirurgia non ci potrà essere, ma anche che il primariato di malattie infettive non ci sarà più e sarà accorpato in una logica di quadrante. Si tratta di un reparto che il patto della salute prevede per una popolazione compresa tra 600 mila e 1 milione e 200 mila persone. A Biella i numeri non la giustificano, con 308 ricoveri in un anno e 11 «day ospital» sempre nei 365 giorni. E per le stesse ragioni, anche dermatologia sarà accorpato. In Piemonte ne sono previsti 4 reparti, compreso Torino. A Biella i numeri sono bassissimi, ci sono 153 ricoveri all’anno, tali da non giustificare un primariato» spiega l’esponente del Partito democratico. Sulla base delle statistiche assieme a loro, secondo le carte dell’assessorato, a Biella scomparirà anche il primariato di pneumologia. E anche quello di geriatria. Per la permanenza di quest’ultimo però Barazzotto dice che si batterà. «Bisogna comprendere l’importanza delle post acuzie e delle strutture in grado di gestirle, certo, ma dobbiamo anche difendere un reparto che diventa importantissimo per tanti anziani che dopo l’intervento non possono essere dimessi come avviene per un giovane dopo due giorni. E per loro serve una struttura» assicura. Biella perderà circa 80 posti letto, passando da 480 a 403 letti ma, racconta ancora l’assessore: «Si tratterà di posti letto che non andranno ad incidere con le eccellenze, ma soltanto con quei reparti che, di fatto, non ne farebbero comunque un uso costante. Faccio un esempio: oncologia, che non perderà il primario come ho letto da più parti, perderà i letti, ma non certo il day hospital da cui vengono somministrate le terapie».

Biella e Vercelli a confronto
Il concetto che emerge dall’analisi delle carte è che Biella, con un ospedale nuovo e proiettato al futuro, rispetto a molti altri centri piemontesi di pari livello (Dea) non perderà quasi nulla. La vicina Vercelli paga uno scotto molto più ampio, vedendosi privata dell’importante emodinamica, pagando lo scotto di essere baricentrica fra lo stoke, ossia l’ospedale di riferimento del quadrante che è Novara e Biella che si presenta ai nastri di partenza della riforma con un ospedale nuovo di zecca e ricco di opportunità. Su quest’ultimo punto il consigliere regionale, conclude: «Nulla è scritto sulla pietra, tutto è potenzialmente in discussione. Noi conosciamo le nostre eccellenze, come ad esempio chirurgia vascolare, ma ne cito una sapendo che altre sono al pari livello di eccellenza. Ora dovremo essere bravi a far capire quanto siano notevoli le potenzialità di cui disponiamo».