1 novembre 2020
Aggiornato 02:00
Calcio e politica

Paolo Sollier cerca squadra

L'ex stella di Pro Vercelli e Perugia fermo da due stagioni. «Ma sono sereno... Amo ancora i giornali e le cronache sportive»

VERCELLI - Cerca squadra, forse. Nel senso che di allenare ne avrebbe voglia ma di fare compromessi non se ne parla neanche. Ieri e oggi. Perché Paolo Sollier era ed è fatto così. Prendere o lasciare. Per dire: si affidasse ad un procuratore, si mettesse d’accordo con qualche dirigente che ha i contatti giusti, sarebbe di nuovo su una panchina a dare buoni consigli e a spiegare tattiche efficaci. Siccome era e resta un «capobanda di se stesso», si trova fermo ai box da un paio di stagioni.

Seguo sempre il calcio e la Pro Vercelli
«Ma non me ne faccio un cruccio. O almeno non più di tanto - spiega Sollier, 66 anni, ex calciatore di Perugia e Pro Vercelli, famoso anche per le sue idee politiche di sinistra negli anni Settanta, quando giocò in serie A e B per diverse stagioni, residente da anni a Vercelli -. Ad inizio anno avevo avuto alcuni contatti, che però non si sono concretizzati. Peccato. Seguo comunque il calcio locale. Non tanto perché riesco ad andare a vedere molte partite ma perché leggo. Amo ancora i giornali e le cronache sportive. La Pro? L’ho vista solo una volta quest’anno, proprio contro il Perugia, che mi ha deluso. La squadra vercellese invece mi ha confermato tutte le cose positive che avevo sentito».

Ieri e oggi
«Il calcio di adesso è diverso rispetto a quello dei miei tempi. Non tanto dal punto di vista tecnico ma per un discorso fisico e atletico - dice Sollier, autore del libro bestseller 'Calci, sputi e colpi di testa' (rieditato nel 2008, con Kaos edizioni che ha anche dato alle stampe il libro/intervista «Spogliatoio) -. Molto difficile quindi fare paragoni. I grandi protagonisti della serie A, inoltre, spesso, sembrano delle star e non più solo degli sportivi. E a livello minore, purtroppo, è venuta meno l’adesione delle città di media grandezza, quindi l’identificarsi con una squadra di calcio. Una volta per l’allora serie C c’erano migliaia di persone sugli spalti. Questo anche perché si può tranquillamente vedere sul divano di casa proprio la Juve, il Milan o l’Inter, in televisione, anziché andare al campo al di là della strada per vedere la squadra giocare in Promozione o in Eccellenza. Un vero peccato».