28 marzo 2020
Aggiornato 10:00
Pitti Uomo 87

Made in Italy vincente all'estero, non in patria

Ad apertura di fiera diffusi i primi dati di chiusura del 2014 e di previsione per l'anno nuovo.

FIRENZE - A Firenze si sfila, gli stranieri pullulano e i designer italiani danno il meglio di sé. Ma la tre giorni di «Pitti Uomo» è anche il momento ideale per diffondere i primi dati di settore per il 2014. «Pitti Immagine» lo fa già nel giorno di apertura dell’edizione «Uomo n. 87». Il cosiddetto bilancio preconsuntivo sulla moda maschile italiana, stilato dal Centro studi della Federazione tessile e moda, è improntato sull’ormai fin troppo noto «cauto ottimismo».

Crescita? C’è ma è lieve
Il 2014, secondo le stime basate sulle indagini di campionario e sull’andamento congiunturale, dovrebbe chiudere con una lieve crescita, un +1,2% che tradotto in milioni di euro corrisponde ad un fatturato totale del comparto pari a 8.622. Il risultato si può definire «cautamente» positivo. Mentre continuano a crescere i valori delle esportazioni, il mercato interno anche nella moda – così come in molti altri settori - langue, con una domanda fiacca. I numeri parlano chiaro: degli 8.622 milioni di euro di cui sopra, 5.535 derivano dalle esportazioni, che prese singolarmente crescono del 5,1%. L’export è la voce trainante e l’unica in salita negli ultimi anni, se si guarda ai dati dal 2008 ad oggi, il fatturato totale è sceso sotto i 9.000 milioni di euro, mentre le vendite all’estero sono cresciute negli ultimi 7 anni di quasi 500 milioni di euro. Seguendo poi i dati di interscambio con l’estero forniti dall’Istat per i primi nove mesi del 2014, si può arrivare ad un quadro più dettagliato, nel quale si evidenzia prima di tutto come la crescita delle vendite oltreconfine abbiamo permesso di far tornare in area positiva anche l’import.

Estero? Sì, grazie
In particolare nel periodo monitorato le vendite all’estero evidenziano una crescita del +4,9% su base annua, mentre l’import recupera il +9,3%. Buone le performance sui mercati extra-Ue, che da gennaio a settembre hanno messo a segno un incremento del 6,1%, mentre per i mercati Ue ci se è spinti solo fino ad un +3,9. Qui la Francia resta il primo acquirente per il nostro menswear, seguita da Germania, Regno Unito e Spagna. Fuori Europa, bene gli Usa, Hong Kong e Cina, in crescita rispettivamente del 7,8 – 14,7 e 17,9. Cedono invece Russia e Giappone. Sul fronte dei mercati di approvvigionamento la Cina resta top supplier in grado di assicurare il 23% circa della moda uomo importata in Italia. Il Bangladesh, da cui proviene al momento la metà dell’import dalla Cina, sperimenta, invece, un ritmo di crescita ancora decisamente vivace, pari al +26%.
Se si guarda ai singoli prodotti nell’export sono a segno «+» il vestiario esterno, la maglieria e soprattutto la camiceria e la pelle, mentre perdono terreno le cravatte. Passando al poco felice mercato nazionale, si conferma un trend cedente che perdura, tra alti e bassi già dal 2008. Tutti i comparti si sono mossi in area negativa, pur evidenziando dinamiche più o meno marcate rispetto alla media. Da evidenziare anche i cambiamenti rispetto ai format distributivi, nell'autunno/inverno 13-14 si muovono bene le grandi catene (+1,5%), gli outlet (+5,3%) e soprattutto le vendite on-line cresciute di oltre il 60%. Secondo le prime stime di filiera nel primo semestre del 2015 dovrebbe protrarsi il trend positivo sperimentato nel corso del 2014. Se si considerano gli ordini per la prossima P/E 2015 si riscontra una crescita non solo da parte della clientela estera (+8,5%), ma anche un ritorno in area positiva sul fronte nazionale (+2,3%).