28 marzo 2020
Aggiornato 10:30
Boom di presenze

Pitti Uomo 87, mercati esteri ancora i migliori per i biellesi

35mila visitatori, +17% per i compratori italiani e +11% per gli internazionali.

FIRENZE«Il merito di questo risultato è in primo luogo proprio delle nostre aziende: sono stati loro i protagonisti assoluti, grazie al loro impegno incredibile nel realizzare e presentare collezioni sempre più creative, e con un livello di qualità altissimo» parola di Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine. Un merito che nel caso di Pitti Uomo, chiusosi ieri, corrisponde ad un aumento del 15% dei compratori rispetto alla passata sessione invernale, con una performance straordinaria per le presenze italiane, cresciute in totale del 17%. Insomma, la kermesse fiorentina si conferma salone leader mondiale per la moda maschile, le prime stime quotano in totale circa 35mila presenze, di queste 24mila erano di compratori, in crescita l'estero, con un +11% di buyer – tradotto in circa  8.650 – ma soprattutto l'Italia, che potrebbe dare finalmente segni di risveglio dalla stagnazione degli ordini imperante.

La soddisfazione non manca anche tra gli espositori biellesi, che hanno sfruttato i quattro giorni di trasferta per presentare le novità della stagione, concretizzate in alcuni casi in autentiche anteprime. Ne è un esempio il marchio Barbisio, che a Firenze, accanto alla linea classica ha presentato Cervo by Barbisio, una nuova collezione che ammicca al mercato dei giovani, con copricapi fashion, innovativi, pratici da usare e soprattutto a prezzi abbordabili. L'eleganza del cappello, il design e la qualità a partire da 60-70 euro.

«L'affluenza è stata superiore alla media - commenta Marco Canali, direttore generale di Barbisio - Pitti è stato un ottimo trampolino di lancio per Cervo by Barbisio, la linea ha entusiasmato i compratori, che vi hanno riconosciuto un'idea innovativa capace di coprire un segmento di mercato ancora libero». Affollato lo stand, in cui si alternavano le due anime dello storico Cappellificio Cervo, quella tradizionale del marchio Barbisio, noto nel mondo per le linee classiche e la qualità delle materie prime, e quella innovativa della neonata linea casual, entrambe particolarmente apprezzate all'estero, con flussi di vendita diretti soprattutto al Nord Europa, all'America, dove il marchio è presente nei maggiori store, e in Giappone.

L'estero continua ad essere il mercato più florido per i biellesi, lo confermano anche le vendite del marchio Luciano Barbera: «Lavoriamo principalmente con Stati Uniti, Turchia e Nord Europa – spiega Carola Barbera, alla direzione dello storico brand – anche a Pitti la presenza di buyer stranieri non è mancata, ci aspettavamo le defezioni dalla Russia, ma con gli USA siamo andati molto bene. Siamo soddisfatti del nostro riscontro, penso che la buona riuscita di Pitti Uomo sia la conferma di un trend positivo destinato a continuare».

Tra gli inediti della quattro giorni fiorentina anche la presentazione di Arrivo, la collezione di due giovani stilisti ormai di casa a Pitti: il biellese Stefano Ughetti di Camo e Matteo Gioli di SuperDuper Hats, che hanno portato in passerella proprio nella giornata di inaugurazione una linea basata su tre singoli capi declinati in tre varianti colore, che reinterpretano nei dettagli il repertorio dell'abbigliamento ciclistico. L'ispirazione nasce dai grandi campioni degli anni '40 e '50, gli abiti saranno in vendita con la doppia label Arrivo e Camo. «Ottima edizione – commenta proprio Ughetti – l'affluenza record ha dato un bello slancio alla presentazione della nuova linea Camo in stand, anche l'evento su Pitti Italics collegato ad Arrivo ci ha dato molta soddisfazione».

A Pitti anche Alfredo Pria con una collezione Uomo che include sciarpe in stile neo classico ed elegante con colori caldi, jacquard in seta - lana, ma anche upper-casual con patchwork di tartan inediti. L'assortimento è ampio e porta accanto ai puri e misti Cashmere anche la novità del Cashmere beaver doppio.

Tornando ai numeri in testa per compratori ancora il Giappone, seguito dalla Germania. Crescono tutti i paesi europei, la Francia, ormai da qualche stagione primo mercato di riferimento per il menswear italiano, registra addirittura un +35%. Cresce del 20% la Cina, in aumento anche gli USA, con i grandi department-store in prima linea. Colano a picco, ma si poteva immaginare, Russia e Ucraina.