15 ottobre 2018
Aggiornato 17:30

«Masala», vestiti d'autore con materiale da riuso

Rita Mancini racconta le sue collezioni: «Ho usato anche cinture di sicurezza di automobili». E ancora: «Lavoro di notte, per trovare ispirazione».
Mancini mosta alcune sue opere
Mancini mosta alcune sue opere (Stefano Ceretti)

BIELLA - Per creare ha bisogno della musica, possibilmente a tutto volume. E di stare nel suo laboratorio, un po' rifugio e un po' fonte d'ispirazione per le sue creazioni. Il momento migliore è solitamente la notte, mentre la maggior parte delle persone dorme, guarda la televisione o legge un libro. Nel silenzio e nel buio delle ore piccole, Rita Mancini invece dà forma alle sue idee ed alle intuizioni accumulate nel corso di giornate trascorse a fare un po' la mamma un po' l'artista. Quasi tutte le sue linee d'abbigliamento e produzioni artistiche nascono così: tra casa e bottega, tra un impegno familiare e un impulso mentale.

IDEE – «Tempo fa mi recai da un meccanico, per una normale riparazione alla mia auto - racconta l'artista, 44 anni, sposata, con due figli, residente a Sandigliano -. Aspettavo il titolare e intanto guardavo tutte le macchine in riparazione, alcune delle quali erano ridotte quasi a dei ruderi... Eppure ancora con sedili, cruscotto o altro in buone condizioni. Insomma in mezzo a tanta distruzione c'erano parecchi materiali utilizzabili. Ci pensai alcuni giorni e poi mi venne l'idea... Così chiesi al titolare dell'officina cinture di sicurezza, 'airbag' e fodere di sedili, dando vita ad una serie di borse e di magliette che sono piaciute molto alle donne e alle ragazze che da anni hanno scelto il mio marchio: 'Masala', brand nato all'inizio degli anni Duemila. Si tratta di pezzi unici che vendo in Italia e all'estero».

I SOGNI - «Un'altra idea mi venne in mente grazie alle clienti che mi venivano a trovare in negozio – spiega la donna, che ha uno «show rom/laboratorio» sulla strada che da Biella porta a Cerrione -. Erano persone che volevano comprare vestiti nuovi o altri accessori ma che mi parlavano sempre di alcuni loro indumenti a cui erano affezionati, di cui non volevano disfarsi. Cose ormai fuori moda o di misure ormai inadeguate ma a cui erano legate per questioni affettive. Per loro era impossibile buttarle via e allo stesso tempo continuare ad indossarle... Allora ho pensato alla possibilità di riutilizzare questi vecchi indumenti e di trasformarli in altro. Così cappotti, giacche e camicie sono usciti dagli armadi per diventare borse, gonne o pantaloni nuovi, ovviamente con degli accorgimenti. 'Indossa i tuoi ricordi' è il nome che ho scelto per questo progetto cui sono molto affenzionata e che tante soddisfazioni mi ha dato».

Mancini mentre lavora nel suo laboratorio

Mancini mentre lavora nel suo laboratorio (© Stefano Ceretti)

IO, RITA – Ma chi è Rita Mancini, figlia di imprenditori tessili che ha detto no all'azienda di famiglia (una tintoria industriale) per trovare la propria voce nel difficile mondo della moda? «Una persona normale, che ama viaggiare e stare in mezzo agli altri - racconta l'artista e designer, che ha scelto anche lo spazio «SellaLab» di via Italia come vetrina per le proprie collezioni -. Visito molte fiere di moda e mostre in giro per l'Italia. Lo faccio da anni per accumulare la maggiore quantità possibile di stimoli: forme d'arte, oggetti belli, idee interessanti. Questo bagaglio di conoscenze mi occorre per poi trovare l'ispirazione alle mie collezioni. Le borse, le scarpe, la bigiotteria e gli accessori che creò sono il frutto delle mie esperienze e delle mie sensazioni».
"Le mie clienti, forse, un po' mi somigliano
- aggiunge la donna, solare, sorridente, mentre spazia con lo sguardo verso le sue creazioni e i tavoli da lavoro -. Sono persone un po' stufe delle solite grandi firme, dalle disponibilità economiche medie, interessate a temi ambientali ed ecologi, che pensano che vestirsi sia qualcosa di più del semplice coprirsi per poter andare in giro».

UN BRAND – «Il nome 'Masala' nasce dalla mistura di spezie piccanti che in Oriente sono utilizzate per condire i cibi – conclude Mancini, studi superiori a Biella, per poi andare a Milano dove ha frequentato la prestigiosa scuola di moda «Marangoni» -. Mi ritrovavo in questo processo. Penso e dico spesso che tutto ciò che ci circonda può essere plasmato e adattato alla nostra persona, anche gli oggetti apparentemente più insignificanti e quelli ritenuti di scarto possono diventare forme e capi belli. Colori, tessuti e forme originali possono dare vita al dettaglio che ci distingue. Posso parlare di noi al mondo».