25 luglio 2021
Aggiornato 21:30
Basket/Lega A2 Gold

Europa. Giovani e futuro. Cinque idee sull'Angelico Biella

Difficile rivedere Raymond, probabile Voskuil. Incertezza sui veterani. E ancora: su chi investire della linea verde?

BIELLA - La stagione dell'Angelico uscita dai play off per mano di Casale è da considerarsi positiva. Ampiamente positiva. Perché quando si parla di Pallacanestro Biella non bisogna mai dimenticare che dopo la retrocessione di tre anni fa, dalla massima serie, il baratro della scomparsa del club era vicino. Anzi. Molto vicino. Motivo fondamentale: i soldi. Quelli che mancavano, ovviamente. E si trattava di cifre importanti. Detto ciò, a caldo, si possono fare almeno cinque considerazioni, tutte legate tra loro.

IL PARADISO PUÒ ATTENDERE - L'anno prossimo la società punterà ancora ad un anno di transizione. Quindi allestirà una squadra competitiva ma che avrà per obiettivo la salvezza, certo nel modo migliore possibile, quindi si spera come nelle ultime due stagioni: stando comunque al vertice della classifica e facendo divertire il pubblico del «Forum». Morale: era stato programmato di fare tre anni per assorbire i debiti pregressi. E così sarà. Se ci saranno nuovi soci o vecchi soci che metteranno più soldi, verranno fatti investimenti per il futuro. Ma nessuna follia per inseguire il sogno della Serie A prima del tempo.

PRESIDENTE DA SERIE A - Massimo Angelico non farà tutta la vita il presidente di un club di A2/Gold, con tutto il rispetto per la categoria. Ha salvato il club, ha consolidato il progetto, speso di tasca propria. Chi ama il basket sotto il Mucrone, quindi, gli deve molto. Ma Angelico ha pure impegni imprenditoriali pressanti, visto che la sua azienda è una delle poche che ancora vanno bene. Di sicuro tenterà di riportare il basket cittadino in alto. Ma potrebbe anche farsi da parte, se qualcuno mostrasse interesse per un ruolo prestigioso ma anche impegnativo quale l'essere il presidente di un club con vent'anni di tradizione in una piazza importante. Si vedrà. Certo, se Biella tornerà nella massima categoria, sarà in buona parte merito suo.

QUALE SQUADRA? Parlare di squadra per il prossimo anno è quasi impossibile. Ancora infatti non sono chiare le regole della categoria (Silver e Gold insieme, ma come?) né quelle dei giocatori tesserabili (quanti comunitari e quanti giovani sotto i 20 anni?). Due certezze ci sono, ad oggi. Primo: da escludere la possibilità di rivedere in maglia rossoblù «BJ» Raymond. L'americano è stato tra i migliori stranieri del campionato, come hanno visto tutti. E il mondo dei canestri è pieno di realtà dove gli possono dare più soldi di Biella. Inutile farsi illusioni. Discorso diverso per Voskuil, certezza numero due. Se nessuno l'ha preso l'anno scorso, infatti, sarà difficile che qualcuno lo voglia quest'anno, da reduce di un'operazione alle caviglie e un'annata meno fantasmagorica della precedente. Meglio per Biella, che l'adora e ne sa esaltare le qualità tecniche e caratteriali. Il resto è un rebus. Infante e Berti hanno detto che vorrebbero restare, ma Corbani e Sambugaro dovranno decidere che peso dare ai giovani.

LINEA VERDE - Già, i giovani. De Vico ha finito la stagione alla grande, come l'aveva iniziata, in mezzo invece ha registrato diversi passaggi a vuoto. Lombardi ha vissuto di alti e bassi, mostrando però un talento fisico che potrebbe fare gola a molti club. Chillo è partito male, ma ha finito discretamente. Riscattare da Capo d'Orlando Laquintana, infine, potrebbe non costare una fortuna, se si crede davvero nel giovane e nei giovani (20/25 mila euro?). E qui sta il punto. I ragazzi si sono rivelati forti, ma discontinui. Tanto che la società in un momento preciso della stagione è parsa avere qualche dubbio su di loro. Cioè. Acquisita la salvezza, arrivati ai play off, dovendo affrontare Treviglio (serie inferiore), perché prendere l'americano Johnson? Un americano di modeste capacità (anche se di eccezionale professionalità) che non poteva cambiare e infatti non ha cambiato le sorti della squadra? I vertici societari potevano mettere i giovani di fronte alla prova del nove, dicendo loro: non c'è Voskuil, ora tocca a voi (c'era poi sempre «BJ»), fate vedere cosa valete... Invece è arrivato un americano, preso per pochi spiccioli, che ha dato la sensazione che sui ragazzi qualcuno abbia avuto dei dubbi. E' così? Lo si capirà nelle prossime settimane, quando bisognerà decidere chi resta e chi parte, tenendo conto che Chillo e Lombardi non potranno più contribuire a far prendere il premio giovani alla società per limiti anagrafici. Morale: questi giovani possono essere la base della squadra che, prima o poi, tenterà l'assalto alla Serie A oppure no? Se sì, devono avere occasioni vere e fino in fondo. Responsabilità dalle quali capire quanto valgono. Viceversa, l'Italia è piena (per modo di dire) di ragazzi con fame di arrivare in alto.

OBIETTIVO EUROPA - Coach Corbani l'ha detto subito: ci fosse la possibilità, ben venga un'altra partecipazione ad una competizione europea. Difficile dargli torto. La prima volta, in Serie A, la squadra spendette risorse fisiche ed economiche, che rischiarono di essere fatali (anno 2009/2010, salvezza all'ultima giornata con Ferrara) per la squadra rossoblù. Quest'anno invece il gruppo è cresciuto anche grazie alle sei partite di livello internazionale affrontate nei mesi scorsi. Volere l'Europa è un segno di ottimismo. Al di là dell'amarezza per la sconfitta con Casale, obiettivamente più forte, la Pallacanestro Biella è viva e in qualche modo ambiziosa. E guarda lontano.