26 ottobre 2021
Aggiornato 04:00
Mangiare fuori

Alla ricerca di buone tavole nel vicino Monferrato

La tradizione di scendere a pranzo sui fine settimane in Monferrato è andata progressivamente a perdersi, insieme al calo generale di un'offerta gastronomica che vanta comunque moltissimi piatti tipici, grandi vini, ma pochi ristoranti di alto livello

IL MARE A QUADRETTI - Era proprio nel periodo in cui si cominciavano ad allagare le risaie che si usava scendere -principalmente il sabato e la domenica- nel più prossimo Monferrato dal Vercellese e dal Biellese per accalcarsi nelle mille trattorie che fecero il pieno di pubblico e di vecchie lirette nei gloriosi anni '60 e '70. Da Pasqua in poi, si usava così, guardando le risaie dall'alto delle colline del Monferrato, uno spettacolo che emozionava chi il mare vero magari non lo aveva ancora ma visto.

GLI ANNI '80 E '90 -  Venne poi il momento di reinvestire quel denaro, e non furono pochi i ristoratori che alzarono parecchio il tiro, sia ristrutturando splendidi locali, inseriti anche in palazzi o castelli di grande fascino, ma soprattutto raffinando la propria cucina, concentrandone i sapori, alleggerendoli dai grassi superflui e presentandoli al meglio, in stoviglie di pregio, non dimenticando di rinnovare anche i cristalli, per onorare al meglio i vini della regione.

IL MONFERRATO - Il concetto di territorio, parlando di Monferrato, potrebbe sorprendere chi lo intende circoscritto all'interno di parte delle province di Asti e Alessandria, confinante con le province di Vercelli, Torino e la Lomellina lombarda, ma in realtà, questo territorio prende il medesimo nome anche spingendosi più verso sud, fino all'Appennino Ligure, al confine con le Langhe e le province di Genova e Savona, tuttavia per biellesi e vercellesi uscire a pranzo in Monferrato significava andare oltre il Po e percorrere i mille saliscendi collinari intorno a Moncalvo, con limite massimo di percorso inteso prima di Asti, anche per agevolare un ritorno, spesso appesantito dal ricordo del fritto misto intriso negli abiti e sullo stomaco.

CINQUE INDIRIZZI STORICI - Incredibilmente oggi, nel territorio descritto, neppure un ristorante può esibire al suo pubblico una piccola stella Michelin, termometro di verifica dello stato della ristorazione in una regione, che ebbe invece nel recente passato indirizzi gloriosi da inserire in ogni taccuino gastronomico. Viene in mente la costruzione settecentesca che custodiva il Castello di Montalero dalle parti di Cerrina Monferrato, così come il Castello di San Giorgio, a San Giorgio Monferrato, a due passi dall'altro indirizzo notissimo agli appassionati: La Torre, posizionato sulle alture di Casale Monferrato. A chiudere il quintetto La Braja a Montemagno e il più famoso Da Beppe a Cioccaro, alla Locanda del Sant'Uffizio, poco distante da Moncalvo.

LANGHE VS MONFERRATO - Le proporzioni in seguito si sono clamorosamente invertite, perché nelle Langhe, più distanti dalle grandi città e non ancora lanciate come luogo prioritario per il turismo del vino, a parte il grandissimo Guido da Costigliole, quasi nessuno poteva vantare la qualità che si poteva riscontrare in Monferrato, ma proprio a ridosso dell'inizio del millennio, la proporzione cambiò completamente, ed oggi in Langa sono almeno un ventina gli indirizzi altamente consigliabili.

COSA RIMANE - Alcuni locali sono ancora lì, con ambizioni diverse o parzialmente trasformati, ma comunque sempre affidabili e consigliabili per una malinconica e bollente domenica estiva. L'elegante La Braja di Montemagno, tra cucina di tradizione e opere d'arte contemporanea; Il Relais del Sant'Uffizio, ora con wellness e SPA, per stare al passo con i tempi; La Casa di Babette di Rosignano Monferrato, per uno spaesamento temporale che fa pensare alla Provenza più classica, almeno nell'arredamento. Infine la Cascina Martini a Murisengo, salendo e scendendo colline che però potrebbero celare altre buone sorprese, che ci si augura possano contribuire a ricostruire il blasone gastronomico di questa regione che per lo spessore della sua storia enogastronomica meriterebbe qualcosa di più.