22 agosto 2019
Aggiornato 22:30
Sport e turismo

«Museo Pozzo... Abbiamo sprecato un'altra occasione»

L'amarezza di Tony Filoni: «Donati pezzi straordinari, incapaci di dargli dignità anche per il territorio». Ora andranno a Ginevra, in una grande esposizione della Fifa.

BIELLA – Tony Filoni è furibondo. La notizia che i cimeli di Vittorio Pozzo, tecnico della Nazionale di calcio negli anni Trenta del secolo scorso, vadano via dalla città non l'ha digerita. Anche perché proprio grazie a lui (e al giornalista Davide Rota) una serie di straordinari reperti dell'ex calciatore e poi allenatore erano arrivati in città. Ora andranno a Ginevra, in una grande esposizione della Fifa.

LA STORIA – «Tutto nacque dalla volontà di valorizzare la figura di Pozzo, che si concretizzò con l'intitolazione dello stadio comunale, nel 2008. I primi contatti però erano avvenuti già nel 2003. Da quella data io avevo avviato dei rapporti con il figlio Alberto, residente a Torino - spiega l'attuale sindaco di Mongrando, nonché storica figura della sinistra biellese -. Trovai in lui una grande disponibilità nel mettere a disposizione quanto possedeva del padre. Dovemmo però aspettare cinque anni per tagliare il nastro con l'intitolazione... Non mi sembrò però abbastanza. E non mi arresi. Tanto che dopo una serie di altri incontri, ci fu offerto del materiale, straordinario, per un allestimento dedicato al ct che aveva vinto due titoli mondiali di calcio. E penso a pezzi dell'aereo del 'Grande Torino' che si schiantò a Superga. Quindi magliette, palloni, premi nazionali e internazionali ricevuti e vinti da Pozzo. Una vere miniera per storici e per appassionati di calcio. Fu un'emozione immensa vedere tutti questi oggetti, sacri per chi ama lo sport. Parte di questo tesoro poteva diventare una mostra, da noi, gratuitamente. Mi sembrò un miracolo». Ma la storia divenne subito in salita. «La volontà della famiglia Pozzo di donare buona parte dei cimeli non trovò nessuna amministrazione pronta ad accoglierli e a valorizzarli - ricorda Filoni, famoso per la sua fede calcistica laziale -. All'inizio il museo doveva essere creato all'interno dello stadio, poi si parlò del Museo del Territorio. Ma ogni volta c'era un rinvio o un intoppo. Io non mi sono mai arreso, ho sollecitato tutti gli assessori delle diverse giunte, ricevendo sempre rassicurazioni. Ma nessuno ha fatto niente di concreto. Ora scopro che tutto verrà restituito».

CONCLUSIONE - «Una gigantesca occasione sprecata - conclude Filoni -. Si poteva iniziare con uno spazio piccolo, in attesa di tempi migliori. Invece s'è tenuto negli scatoloni materiale dal valore storico e sportivo immenso, che avrebbe potuto essere motivo di turismo per il territorio. In Inghilterra cosa avrebbero fatto con pezzi di storia del calcio come la maglia dei giocatori della Nazionale campione del mondo o l'ultimo pallone usato da Pozzo? Biella invece ha tenuto tutto dentro scatoloni e poi alzato bandiera bianca perché incapace di elaborare un progetto e trovare spazi adeguati. Il Comune di Ponderano tiene vivo il ricordo, come può. Pozzo era un biellese. E' nei libri di storia. La sua tomba è appunto a Ponderano. Si poteva fare molto di più, sfruttando delle donazioni... Mi pare incredibile. Peccato. Chiederò spiegazioni. Ma quanta amarezza».