2 giugno 2020
Aggiornato 17:30
Immigrazione

Niente lavoro per i profughi: al massimo un po' di volontariato

La Prefettura di Biella ha preparato un documento di intesa dove detta «le regole di ingaggio» dei richiedenti asilo in attività lavorative. Come già qualcuno fa, potranno svolgere opere di volontariato: le loro prestazioni non saranno retribuite e potranno decidere se aderire o meno alle attività proposte

BIELLA – La Prefettura di Biella ha preparato un documento di intesa dove detta «le regole di ingaggio» dei richiedenti asilo in attività lavorative. Come già qualcuno fa, potranno svolgere opere di volontariato: le loro prestazioni non saranno retribuite e potranno decidere se aderire o meno alle attività proposte.

Il protocollo, promosso dalla Prefettura, verrà siglato questa mattina dai comuni che vorranno aderire, dai consorzi Iris e Cissabo, da Asl, sindacati e da associazioni e cooperative impegnate nell’accoglienza di stranieri. Addio quindi a ogni ipotesi di vero inserimento lavorativo dei profughi, con tanto di contratto di lavoro, che rimane loro precluso per i primi 6 mesi dal giorno in cui hanno presentato domanda di tutela internazionale. L'iniziativa prefettizia ricalca più il solco dei lavori socialmente utili, quelli introdotti in Italia nel '93 per i lavoratori in cassa integrazione straordinaria, o il servizio civile, con una differenza: agli immigrati non arriverà nessun sussidio.

Nelle scorse settimane ha fatto discutere la proposta della Protezione civile provinciale di aprire le porte dell'ex caserma di via Gersen ai migranti, volendo in cambio oltre ai 35 euro pro capite previsti anche che gli ospiti lavorassero a fianco dei volontari. Qualche giorno più tardi la stessa ipotesi è stata ribadita dal presidente della Provincia (di cui la caserma è una proprietà), Emanuele Ramella PralungoHo chiesto ed ottenuto che alla Provincia di Biella venga corrisposto un affitto, e che i profughi ospitati svolgano lavori a favore della collettività come già avviene nel mio comune».