28 marzo 2020
Aggiornato 09:30
I dati dell'Arpa

Inquinamento a Biella, due mesi «neri». Ma non è ancora allarme

L'appello del vice-sindaco Diego Presa: «Limitare l'uso delle automobili, a ridurre di un grado la temperatura nelle proprie case, in attesa delle precipitazioni»

BIELLA - Novembre e dicembre, in città, sono stati mesi «neri» dal punto di vista dell’inquinamento atmosferico, anche se non si sono raggiunti i livelli di allarme di altre città della Pianura Padana: finora nel 2015, secondo i dati diffusi dall’Arpa e aggiornati al 20 dicembre, la soglia media giornaliera dei 50 microgrammi al metro cubo di polveri sottili (il cosiddetto Pm10) è stata superata per 16 volte nella centralina di via Don Sturzo e per 46 volte in quella di Villa Schneider in piazza La Marmora. Di questi sforamenti, 21 su 46 sono stati dal 1 novembre al 20 dicembre, mentre in via Don Sturzo sono stati 9 su 16. Nel 2014 il livello-soglia era stato valicato 6 volte in via Don Sturzo e 22 in via La Marmora. In entrambe le postazioni la media annuale di Pm10 è comunque ben al di sotto del livello di 40 microgrammi a metro cubo che viene considerato limite per la protezione della salute umana: siamo a 22,9 microgrammi in via Don Sturzo e a 31,1 a Villa Schneider. La centralina posizionata accanto a una delle sedi Asl rileva anche le polveri ultrasottili, il Pm2,5. In questo caso, su 54 giorni in cui è stato superato il valore limite dei 25 microgrammi a metro cubo, 23 sono concentrati tra il 1 novembre e il 20 dicembre.

Parla Diego Presa
«Sono valori non buoni - sottolinea l’assessore all’ambiente Diego Presa - benché migliori rispetto a quelli di altre città, dalla vicina Vercelli alle metropoli Milano e Torino. Soprattutto, sono valori influenzati da numerose condizioni concomitanti: l’alta pressione che ferma la circolazione d’aria e tiene lontane le piogge, l’assenza stessa di precipitazioni e non solo l’accensione a regime degli impianti di riscaldamento o il traffico. Ci siamo accorti, osservando i dati dei primi giorni di dicembre, che hanno avuto un impatto anche gli incendi boschivi sulle nostre colline e montagne. Ora le scuole chiuse e lo spegnimento di circa 200 impianti collegati alla rete di teleriscaldamento contribuiscono a non aggravare la situazione. Salvo un ulteriore peggioramento, in attesa delle precipitazioni previste per i primi giorni di gennaio, invito comunque i cittadini a limitare l’uso delle automobili, a ridurre di un grado la temperatura nelle proprie case e ad evitare di esporsi all’aria aperta nei momenti peggiori della giornata, cioè nelle prime ore del mattino e a tarda sera, quando avviene l’inversione termica».