Cronaca | Sanità

Biella, rivoluzionario test per diagnosticare il tumore alla mammella

Studio messo a punto da un gruppo di medici del «Degli Infermi»: valuta le cellule malate anche nell'ascella, che poi vengono sottoposte ad uno specifico esame di laboratorio.

Immagine di repertorio
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BIELLA - Può rivoluzionare l’approccio diagnostico del tumore della mammella il test innovativo messo a punto da un gruppo di medici del «Degli Infermi», che valuta la presenza di cellule tumorali mammarie anche nei linfonodi dell’ascella.  Lo studio - il primo in Italia - è stato pubblicato di recente su una prestigiosa rivista internazionale «Applied Immunohistochemistry & Molecular Morphology». Se nel protocollo più tradizionale la diagnosi viene eseguita rimuovendo chirurgicamente, oltre il tumore al seno, anche il linfonodo sospetto ( linfonodo sentinella), attraverso questa nuova tecnica messa a punto è, invece, possibile capire l’eventuale diffusione delle cellule maligne ancor prima di intervenire chirurgicamente. Il linfonodo viene esplorato con una agobiopsia, eseguita sotto guida ecografica, che consente di prelevare una piccola quantità di tessuto. Nel metodo classico il materiale viene esaminato da un anatomo patologo che, dopo una valutazione al microscopio, può constatare se tale tessuto sia stato intaccato da cellule maligne. La novità messa a punto dal gruppo di studiosi di Biella risiede nel tipo di esame che viene eseguito. Il materiale prelevato infatti viene sottoposto ad una particolare analisi di laboratorio. La chiave di tutto è in una molecola: si chiama «CYFRA 21-1». È la sua concentrazione a fare la differenza; se supera una determinata soglia le probabilità della presenza di cellule maligne è molto alta.   

Il punto
Dai dati raccolti negli Stati Uniti dal dipartimento di epidemiologia del National Cancer Institute emerge che su ben 302763 il 99% delle pazienti affette da carcinoma mammario sopravvivono oltre i cinque anni se i loro linfonodi ascellari non sono stati colpiti da metastasi. Nel caso in cui in quattro linfonodi ascellari siano state riscontrate cellule tumorali, soltanto il 66% delle pazienti sopravvivono. Una dimostrazione in più di come la diagnosi precoce, in caso di tumore alla mammella, possa rappresentare un'arma di difesa importante. La possibilità di scegliere quali siano le terapie mediche o chirurgiche più adatte per la paziente è di certo un punto di partenza significativo. Il lavoro svolto a Biella va proprio in questa direzione.