23 settembre 2018
Aggiornato 22:30

Biella, gli aiuti di Stato passano da 2,4 milioni a 900 mila

Cavicchioli e Gaido nella capitale contro la sforbiciata del fondo di solidarietà: "Questo sistema non funziona"
Cavicchioli (in piedi) e Gaido (a destra)
Cavicchioli (in piedi) e Gaido (a destra) ()

BIELLA - «Abbiamo posto una questione politica: questo modo di ripartire le risorse secondo noi non funziona, crea diseguaglianze e penalizza chi, come Biella, è virtuoso». Marco Cavicchioli riassume così il pensiero che ha espresso oggi, martedì 2 febbraio, a Roma, al sottosegretario a Economia e Finanze Pier Paolo Baretta. C'era anche lui all'incontro svoltosi nella Capitale, alla presenza degli staff dei ministeri delle Finanze e dell'Interno e dei senatori biellesi Nicoletta Favero e Gianluca Susta. La delegazione partita da Biella era composta, oltre che dal sindaco, dall'assessore al bilancio Giorgio Gaido e dal segretario generale Gianfranco Cotugno.

Il punto

La questione sul tavolo riguardava soprattutto il fondo di solidarietà, ovvero quello che ritorna agli enti locali della parte di gettito delle imposte sugli immobili riservata allo Stato. Nel 2015 la sforbiciata che ha riguardato Biella è stata netta: sono rientrati nelle casse di Palazzo Oropa poco più di 900 mila euro, contro i 2,4 milioni arrivati nel 2014 e a fronte di un totale di circa 6 milioni di tasse versate dai cittadini biellesi. «Il fondo ci ha restituito soltanto il 17% di quanto assicurato con il nostro gettito» aveva osservato Giorgio Gaido nella conferenza stampa di presentazione del bilancio 2016. «Con i funzionari ministeriali abbiamo osservato una discrepanza nelle cifre - aggiunge Marco Cavicchioli - con differenze tra i nostri e i loro calcoli. Ci lavoreremo, sia noi sia loro, nei prossimi giorni per verificare». Resta invece aperta la questione politica, presentata con forza al viceministro Baretta. «Biella è un Comune virtuoso - insiste il sindaco -. Il modo attuale in cui vengono ripartiti i fondi penalizza situazioni come le nostre. E questo, a mio avviso, è iniquo».