16 ottobre 2018
Aggiornato 09:00

«Noi siam come le lucciole», gli anni ruggenti in scena allo Spazio Teatrando

Le maliziose canzoni degli anni '20 sono al centro dello spettacolo che vede protagonisti il pianista Andrea Manzoni e Veronica Rocca
«Noi siam come le lucciole»
«Noi siam come le lucciole» (credits courtesy of Ufficio Stampa Teatrando)

BIELLA - Sabato 26 marzo alle 21 e Lunedì 28 marzo alle 17, nello Spazio Teatrando a Biella di Via Ogliaro a Biella in scena le repliche di «Noi siam come le lucciole», uno spettacolo sulle canzoni degli Anni '20. Sul palco anche Andrea Manzoni, reduce dalla tournée che lo ha portato in Europa e alla Carnagie Hall di New York, di passaggio in città.

Lo spettacolo
«Noi siam come le lucciole» con Veronica Rocca e Andrea Manzoni, scritto da Beppe Anderi e diretto da Paolo Zanone, offre un omaggio alle canzoni degli Anni '20: da «Balocchi e profumi» di E. A. Mario a «Come pioveva» di Armando Gill, da «Addio mi bella signora» di Gino Simi ed Ennio Neri, fino a «Lucciole vagabonde» di Cesare Andrea Bixio e Bruno Cherubini. Su una scenografia essenziale ed elegante, dal gusto retrò, che si compone di un alto sgabello, un paravento a far da arredo, il pianista in un angolo e nell’altro un tavolino su cui si scorgono coppe di champagne, profumi, gioielli e un lungo bocchino, si snoda il racconto cantato.

Il peccato cantato con malizia
«È un repertorio che ho interpretato in uno dei miei primi spettacoli – spiega la protagonista Veronica Rocca, attrice del Teatro della Tosse di Genova, ormai Teatrando ad honorem – e che ho voluto recuperare. Ho quindi chiesto all’amico Beppe Anderi, regista e scrittore, di ideare, nel suo inconfondibile stile, un testo che potesse cucire queste canzoni e raccontare un’epoca, quella dei nostri nonni». Nel suo intreccio narrativo, Beppe Anderi gioca sul contrasto tra l’immagine che di quel tempo ci è stata tramandata, fatta di ragazze morigerate e giovanotti galanti, e l’impressione che se ne ricava invece dalle canzoni in voga e dalle quali si scopre che nessun tempo ha cantato, con uguale malizia, il peccato. Scavando tra le righe di spartiti e testi, lo spettacolo esplora, con le armi dell’arte e dell’ironia, quest’epoca lontana ormai quasi un secolo, ma straordinariamente pulsante, se confrontata con l’oggi, attanagliato, in politica come nell’arte, da prosaiche questioni di riciclo. Tra parodia e spunti passionali, la rivisitazione di quelle canzoni insinua strisciante il dubbio che i nostri nonni si siano divertiti molto più di noi.