16 dicembre 2018
Aggiornato 16:00

Stefano Accorsi conquista l'Odeon con il suo Decameron

Successo per lo spettacolo teatrale... In scena il confronto tra pestilenze del passato e degrado morale di oggi

BIELLA - A bordo di un carrozzone un po’ mal messo, sabato 19 marzo è approdata sul palco dell’Odeon di Biella un’allegra brigata di giovani attori direttamente dal 1350. Si tratta di Panfilo, Fiammetta, Filostrato, Dioneo, Elissa e Pampinea, usciti per un momento dal Decameron di Boccaccio per narrare al pubblico biellese le loro novelle. Quando il carrozzone fa la sua prima apparizione sul palco, il teatro è gremito di spettatori in trepidante attesa soprattutto per la star italiana che Biella ha ospitato per una sera: Stefano Accorsi. L’attore riveste i panni di Panfilo, il capo brigata che narra la prima novella lasciando poi spazio agli altri novellieri, interpretati da Silvia Ajelli (Fiammetta), Salvatore Arena (Filostrato), Silvia Briozzo (Elissa), Fonte Fantasia (Pampinea) e Mariano Nieddu (Dioneo). 

Lo spettacolo
Così iniziano ad essere narrate sette novelle liberamente tratte dal Decameron: mentre un giovane narra, gli altri cinque ricreano la scena raccontata e tra cambi di scenografie e di voce narrante ogni spettatore, incuriosito da queste storie accattivanti, non vede l’ora di conoscere la trama della novella successiva. «Chissà chi sarà il protagonista della prossima novella? – ci si chiede - Chissà se avrà un lieto fine magari, o ancora una volta gli imbroglioni avranno la meglio?». Questi sono interrogativi che restano per poco tempo irrisolti, perché le vicende procedono a un ritmo incalzante e i protagonisti si cambiano d’abito a una velocità notevole, pronti a rivestire i panni di un altro personaggio, per rivelarne il destino più o meno fortunato. Sono storie che scorrono veloci e che strappano allo spettatore risate e applausi continui, la bravura degli attori è innegabile, ma un messaggio più profondo si nasconde dietro a questi momenti di ilarità.

Ieri e oggi
I novellieri si trovano infatti in una villa di campagna per fuggire dalla peste che dilania Firenze, e sembrano mettere in guardia lo spettatore da un altro pericolo che sta appestando tutta la nostra società: la «pestilonza» morale. Le novelle raccontano di amori triviali, di gelosie devastanti, di imbrogli e inganni che rispecchiano il nostro mondo aggredito dalla violenza, dall’arrivismo e dalla corruzione. Ma sono anche il punto di partenza per ritrovare la speranza per costruire un nuovo futuro. Boccaccio ha voluto nel 1350 raccontare delle novelle che potessero essere lette soprattutto dalle donne affinchè potessero distrarsi dalle pene d’amore . Oggi, a secoli di distanza, queste storie vengono ancora narrate poichè «finchè si racconta - afferma il regista Marco Baliani nel presentare la sua opera - e c’è una voce che narra siamo ancora vivi, lui o lei che racconta e noi che ascoltiamo», e finchè si è vivi esiste la possibilità di immaginare un mondo migliore e di agire per renderlo reale. Quando le storie, intermezzate dalle vicende buffe e divertenti della brigata, giungono al termine tra risate e applausi scroscianti, a ogni spettatore non resta che cogliere l’invito di Panfilo (Stefano Accorsi) ossia quello di prendere tra le mani il capolavoro boccaccesco e di leggere le restanti 93 novelle.