17 agosto 2018
Aggiornato 05:00

Polidrone: il primo aeromobile senza pilota modulare al mondo è (anche) Made in Biella

La richiesta di brevetto è stata inoltrata dagli ingegnere aerospaziali, Alessandro Ciano di Valdengo, Carlo Ferro e Salvatore Brischetto, coordinatore del progetto per il PoliTo. E' un quadricottero «transformer», al quale si possono aggiungere più braccia, per permettergli di operare in diverse condizioni. La sua «armatura» stampata in 3D al FabLab di Banca Sella
Il Polidrone
Il Polidrone (Diario di Biella)

TORINO – Polidrone, il primo aeromobile senza pilota al mondo «transformer», ha fatto il suo debutto al Salone del Libro di Torino.

Un progetto anche Made in Biella
Il progetto di questo oggetto volante radiocomandato, per il quale è stata inoltrata domanda di brevetto, è stato portato avanti da un team di ingegneri aerospaziali, Alessandro Ciano di Valdengo, Carlo Ferro e Salvatore Brischetto, coordinatore per il Politecnico di Torino. Made in Biella anche la sua «armatura», le componenti plastiche che proteggono motori elettrici, circuiti e batterie, stampata grazie al FabLab di Banca Sella, che ha messo a disposizione gratuitamente la propria stampante 3D Wasp Delta.

Come funziona Polidrone
Ciano ha spiegato al Diario di Biella perché Polidrone è unico nel suo genere: «I droni fino ad oggi sono stati pensati in 'un modo solo', e quindi utilizzabili solo in certe condizioni. Con Polidrone invece è possibile adattare il drone alle nostre esigenze specifiche: nel caso serva più potenza, come ad esempio in una giornata di molto vento, possiamo montare uno o più braccia al corpo centrale. Tutto questo con un drone sotto i 2kg (per pilotarlo è richiesto solo un patentino). La nostra forza sta proprio in questo, nell'aver realizzato un dispositivo con braccia indipendenti e che è in grado di auto-configurarsi immediatamente, ogni volta che viene ne modificata la struttura. Altra peculiarità di Polidrone è che è in grado di ammarare, nel caso lo si piloti su uno specchio d'acqua quindi è possibile recuperarlo senza difficoltà». Oltre al FabLab di Biella, la realizzazione di Polidrone è stata resa possibile grazie alla Sipatech di Monza, che ha donato le parti elettroniche.