9 agosto 2020
Aggiornato 21:30
Cronaca giudiziaria

La Procura di Biella rischia di rimanere con un solo magistrato

A gestire l’ufficio il sostituto procuratore Maria Serena Iozzo e la collega Maria Bambino, ma quest’ultima, il prossimo mese, entrerà in maternità. Il 12 settembre uscirà il bando per l’assegnazione dei posti vacanti lasciati da Ernesto Napolillo e Giorgio Reposo.

BIELLA - Si prospetta un autunno a tinte fosche per la Procura di Biella, che rischia per l’ennesima volta di ritrovarsi sotto organico. Con la partenza del sostituto procuratore Ernesto Napolillo, il numero dei magistrati si è ridotto drasticamente a due e adesso che anche il Procuratore capo della Repubblica, Giorgio Reposo, lascerà venerdì 9 settembre la città alla volta di Pavia, la situazione peggiorerà ulteriormente. Infatti, fino al 12 di questo mese non uscirà il bando per l’assegnazione del posto, e a gestire l’ufficio si ritroveranno il sostituto Maria Serena Iozzo, con maggior anzianità di servizio, e la collega Maria Bambino. E quest’ultima, il prossimo mese, entrerà in maternità. Il lavoro, pertanto, finirà per gravare sulle spalle dei quattro vice procuratori onorari (Elena Lionetti, Paola Caruso, Maurizio Rossetto e Laura Bellini) in attesa che arrivino nuove assegnazioni.

Dimenticati dai vertici della Magistratura italiana?
A sostituire Ernesto Napolillo potrebbe essere chiamato quello che nel gergo della magistratura viene chiamato «uditore» (ovvero una persona che si trova al primo grado della carriera di magistrato ordinario), mentre il posto della collega potrebbe andare a un collega in trasferta per pochi mesi. Per quello che riguarda invece il ruolo ricoperto dal Procuratore Reposo, per ora non circolano ancora nomi. L’unica certezza è che, ancora una volta, la Procura di Biella, come per altro lo stesso tribunale, pare dimenticato dai vertici della magistratura italiana. Da anni si lamenta una grave carenza di organico, a cui fino a oggi non è mai stato dato il giusto ascolto. Anzi. Periodicamente girano voci di una possibile chiusura del servizio, destinato a essere inglobato in un più ampio polo giudiziario.