26 luglio 2021
Aggiornato 15:30
Biella & Moda

La Petite Robe che conquista il mondo

«Credevo molto nell’aspetto innovativo del progetto, ma non mi aspettavo una crescita cosi esponenziale» racconta l’Ad Maurizio Germanetti. La linea di Chiara Boni s’appresta a chiudere il 2016 con un fatturato da 18 milioni di euro

BIELLA – Penelope Landini, attrice e modella, ha indossato una sua creazione sul red carpet del Festival del Cinema di Venezia, Ayelet Zurer ha fatto altrettanto, ma a Los Angeles, per la Prima di Ben Hur, remake dello storico colossal. La Petit Robe di Chiara Boni attraversa gli oceani e conquista le donne di tutto il mondo, in modo particolare quelle statunitensi. Dietro al successo del brand creato dalla stilista fiorentina due ingredienti che si fondono alla perfezione: un’idea di moda impeccabile ma dinamica, e una gestione che preme al massimo l’acceleratore nelle strategie di marketing, investimento e prodotto. E qui spunta il nome di Maurizio Germanetti, imprenditore giovane e intraprendente, con radici ben piantate nel mondo del tessile biellese. Cos’è e come è cresciuta La Petite Robe Chiara Boni, ce lo racconta Maurizio Germanetti: attuale Ad del marchio, Germanetti è entrato nella società nel 2009 a due anni dal lancio del brand, aprendolo a nuovi canali di distribuzione internazionale. Risultato: con il suo stile bon-ton ma al contempo sensuale La Petite Robe raddoppia i fatturati tra il 2009 e il 2012, nel 2015 arriva a quota 12 milioni di euro e apre il suo primo flagship store italiano. I suoi sono capi eleganti e dal fit perfetto, interamente fabbricati in Italia, si basano su un concept innovativo: declinare un unico tessuto, rigorosamente stretch, in tante versioni, tutte facili da lavare e no-stiro. Insomma, La Petite Robe è pensata per le donne di oggi e l’amano soprattutto le americane, tanto che la linea di Chiara Boni è l’unica italiana a sfilare alla New York Fashion Week.

A fine 2015 il fatturato de «La Petite Robe» era in crescita del 90% e toccava i 12 milioni di euro, un risultato raggiunto in soli 9 anni dal lancio della linea. Che cosa si aspettava nel 2009 quando ha investito nel marchio? Quanto e come ha inciso il suo ingresso in qualità di Ad e la sua esperienza pregressa nel mondo del tessile?
Credevo molto nell’aspetto innovativo del progetto, ma non mi aspettavo una crescita cosi esponenziale. Per fare impresa bisogna coniugare creatività e organizzazione aziendale e commerciale e sicuramente la mia esperienza nel mondo del tessile mi ha aiutato a sviluppare il brand.

L’export de La Petite Robe sfiora il 90%, perché è tanto amata all’estero, in primis negli Usa? Quali sono le strategie a livello creativo, di marketing e d’impresa che portano ad un successo così assoluto fuori dai confini nazionali? E l’Italia?
Chiara Boni La Petite Robe è tanto amata all’estero perché ha un organizzazione che segue le esigenze del mercato di oggi. Creatività, consegne impeccabili, riassortimenti veloci da 1 a 1000 capi, nuove capsule collection ogni mese ed un ottimo rapporto qualità/prezzo. In Italia stiamo crescendo con una politica di negozi monobrand. Il primo flagship store, inaugurato l’anno scorso, nel cuore del quadrilatero milanese ci sta dando grandi soddisfazioni e la spinta per nuove aperture.

Quando si parla dei vostri abiti le parole più usate sono «artigianalità» e «vestibilità», rivolgendoci ad un pubblico biellese non possiamo esimerci da una domanda sulle scelte applicate nei tessuti e nella manifattura.
La caratteristica della nostra collezione è proprio quella di utilizzare un unico tessuto in diverse declinazioni. Le peculiarità stesse del tessuto ci permettono grandi vestibilità e rifiniture di qualità.

Con la collezione P/E 2017 presentata a New York avete lanciato una linea di accessori e siete appena tornati anche nel mondo delle fragranze con un nuova essenza sviluppata in house. Le prossime mosse?
Crediamo molto nel lancio degli accessori e nei prossimi anni investiremo su questo fronte. Il profumo, invece, nasce dalle continue richieste delle nostre clienti che ricordavano il grande successo ottenuto dalle fragranze Chiara Boni negli anni passati.

A livello finanziario quali sono le previsioni di chiusura per il 2016?
Contiamo di arrivare a 18 milioni euro.

Risposta lapidaria per l’Ad Germanetti, che sottende però un’ulteriore crescita esponenziale, basta tornare alla prima domanda dell’intervista: se i milioni nel 2015 erano 12, si parla di un +50% .