18 novembre 2018
Aggiornato 16:00

Alberghiero, Ramella: «Basta sprechi e parole. Chi vuole, investa. Provincia pronta»

Il Presidente della Provincia di Biella spiega la linea della pubblica amministrazione di fronte ai problemi dell'edificio (lavori da oltre 2 milioni di euro) e a trasloco a Mosso: «La logica di realizzare una scuola superiore in una zona di montagna dove non c'è nulla è difficile da comprendere».
Ramella Pralungo e l'istituto alberghiero
Ramella Pralungo e l'istituto alberghiero (Diario di Biella)

BIELLA - E' una furia, Emanuele Ramella Pralungo, sulla vicenda dello spostamento dell'istituto Alberghiero da frazione Caulera di Trivero a Mosso. Un po' perché prendere le questioni di petto è nel suo stile, un po' perché la vicenda a suo dire racchiude molte cose che oramai la pubblica amministrazione non può più permettersi.

Per esempio?
«Farsi carico di spese che non ci spettano, in nome di non si sa bene cosa. Primo perché i soldi non ci sono più. Secondo perché io non lo permetto. Chi di dovere si rassegni. L'hanno fatto altri, nel passato? Non mi riguarda».

Nel dettaglio?
«La struttura non è di proprietà della Provincia, bensì del Comune di Trivero. La logica di realizzare una scuola superiore in una zona di montagna dove non c'è nulla è difficile da comprendere. Forse, aveva un senso negli anni Cinquanta e nei decenni successivi. Non giudico. Oggi non c'è di sicuro. Dopodiché, se qualche privato vuole investire, prego... Noi facciamo altre valutazioni».

Tipo?
«Che a Mosso gli studenti porteranno qualche ricaduta sull'economia locale: bar, negozi ed alimentari. Alla Caulera nulla c'è, e quindi nulla si avvantaggia della presenza degli studenti sul piano economico».

La montagna non va difesa?
«Perché Mosso non è montagna? Trivero sì e Mosso no? Non capisco... Tutti a parlare di strategie di valle, di interessi collettivi, poi però quando tocca, si difendono ad oltranza solo gli interessi del proprio Comune».

Si riferisce al sindaco di Trivero, Mario Carli?
«Lasciamo perdere... Vogliamo parlare di soldi?».

Certo, prego.
«Sistemare l'edificio che oggi ospita l'Alberghiero significa spendere almeno 2 milioni di euro. Per iniziare. Poi potrei fare l'elenco delle cose che non funzionano e che non rappresentano elementi di sicurezza per studenti e professori, partendo dalle infiltrazioni d'acqua in alcune pareti dell'edificio. Allora: io non ho bisogno di qualche consiglio su come fare questo o quell'intervento al tetto, da parte di architetti o ingegneri più o meno qualificati, ma di soldi da investire per il presente e per il futuro di una struttura prossima a diventare fatiscente. In assenza dei quali, la strada è segnata, da tempo».

Spostarsi è insomma obbligatorio?
«Ovvio. E aggiungo: all'Alberghiero non c'è la palestra per lo svolgimento delle lezioni di educazione fisica, costringendo i ragazzi ad andare in autobus in una privata del paese, per meno tempo rispetto a quanto previsto dalla legge (meno di un'ora anziché due). Alla lunga una situazione insostenibile. Vogliamo contare poi quanto costa sistemare la palestra vandalizzata e oggi chiusa perché pericolosa? Vogliamo parlare di quanto costa lo sgombero neve ogni anno?».

L'Alberghiero è un'eccellenza.
«Chi dice il contrario? Lo sono però i professori, gli studenti e il personale... Non i muri... Siccome penso, davvero, che l'Alberghiero sia un'eccellenza scolastica e una risorsa per il territorio, credo che continuerà ad esserlo anche a Mosso».

Come al solito tutto pare cadere dall'alto, come un fulmine a ciel sereno. E' così?
«Ovviamente no. Tutti sapevano. Non mi faccia dire altro...».

Qual è la storia di questo edificio?
«Una proprietà della famiglia Zegna che viene ceduta al Comune di Trivero. Era un albergo, divenne una scuola. Noi oggi rispondiamo del riscaldamento e della sicurezza dell'edificio e di chi studia e lavora».

Con la famiglia Zegna quali sono i rapporti?
«Buoni. Sono pronto infatti a qualsiasi forma di collaborazione, nell'interesse della Provincia, di Trivero e del territorio».

Cioè?
«Dopo il trasloco il problema dell'edificio vuoto me lo pongo. E allora dico: una soluzione sarebbe la costituzione di una società misto pubblico e privato, che trasformi la struttura in un centro benessere o in un albergo o comunque un centro di accoglienza turistica. Uno spazio gestito dai professori e dagli studenti, in un'ottica di progetti scolastici scuola/lavoro di cui tanto si parla a livello ministeriale. Servono capitali? Chi oggi ha davvero a cuore il territorio e i suoi spazi, si faccia avanti. Non a parola, ma con i fatti. La Provincia in un discorso di questo tipo, la sua parte la farebbe. Dopodiché la struttura produrrebbe degli utili? Bene, servirebbero a mantenerla e a creare percorsi formativi per gli studenti».