21 ottobre 2018
Aggiornato 09:30

Tessili, venerdì è sciopero. Ma a Biella vince il dialogo

La trattativa sul contratto non si sblocca, ma Biella dà il buon esempio. Zumaglini di Uib: «Lo sciopero è una sconfitta per tutti». Missaggia di Cgil: «Non cancelliamo una storia preziosa di relazioni industriali»

BIELLA – Le 8 ore di sciopero nazionale indette congiuntamente da Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec sono fissate per venerdì 18 novembre. Erano vent’anni che non accadeva, ma il 2016 ha segnato lo stallo delle contrattazioni tra Smi (Sistema Moda Italia) e sindacati di categoria per il rinnovo del contratto nazionale. A Biella ci sarà un presidio davanti alla sede dell’Unione Industriale dalle 10 alle 12, ma a livello locale entrambe le parti in causa puntano ad appianare i dissidi e rimettersi a ragionare intorno a un tavolo.

Aumenti e produttività, due nodi da sciogliere
La trattativa arranca da febbraio, sei mesi di contrasti culminati in ottobre nella rottura. Niente accordo e posizioni che si allontanano. I punti da appianare riguardano aumenti salariali, inflazione, ferie, malattia e straordinario volontario. In breve, Smi spinge per il superamento di alcuni parametri ritenuti obsoleti e per una revisione della contrattazione in una chiave più competitiva e flessibile, mentre i sindacati «marcano il territorio» dei diritti. Il pomo della discordia è  identificato nell’incremento salariale, in tutto poco più di 100 euro. E poi come si calcola l’incremento sulla base statistica dell’inflazione? Sui dati reali a fine anno secondo le imprese. Sulle previsioni e quindi subito secondo i sindacati, e com’è stato fino a qui. 

Dalle rappresentanze sindacali una lettera aperta agli imprenditori
«Le nostre richieste continuano ad essere ragionevoli come lo sono state nelle passate tornate contrattuali, al contrario, la delegazione di Smi, sembra aver assunto sul terreno salariale la posizione più intransigente e sostanzialmente nega un qualsiasi aumento economico e quindi punta, nei fatti, a svuotare il contratto nazionale; ben sapendo che la contrattazione integrativa, in un comparto dove prevalgono aziende piccole e piccolissime non è facilmente praticabile - spiega il segretario Filctem Cgil Gloria Missaggia -. Non lo era in tempi migliori e, in tutta evidenza, è complicata in tempi meno felici. Le richieste sul piano degli orari, degli straordinari obbligatori, della richiesta di ridurre a due le settimane consecutive di ferie, di imporre un controllo unilaterale delle aziende sui tempi di lavoro, ci trova contrari» così le RSU biellesi spiegano le loro ragioni in una lettera aperta agli imprenditori». E sul merito, Missaggia aggiunge: «Questa lettera e lo sciopero mirano a non cancellare una storia preziosa di relazioni industriali che hanno permesso alla nostra comunità di affrontare i momenti buoni e cattivi. Biella ha sempre giocato un ruolo importante per costruire le basi e le condizioni dei rinnovi contrattuali e le organizzazioni sindacali auspicano che questo possa ancora succedere».

Le ragioni degli imprenditori
«Lo sciopero è una sconfitta per tutti – commenta Nicolò Zumaglini, vicepresidente Uib con delega alle Relazioni Industriali – dovevamo spendere meglio i sei mesi di trattativa. Sul fronte locale voglio precisare che la collaborazione tra imprese e sindacati non è mai venuta meno nel tempo, quindi speriamo accada lo stesso anche questa volta». Ma ci sono delle ragioni, che secondo gli imprenditori vanno difese: «I mercati sono cambiati, la competizione è fortissima e non possiamo fossilizzarci su parametri di aumento obsoleti, come il calcolo basato sull’inflazione presunta». «Se l’inflazione c’è pagheremo, ma a conti fatti e su dati reali, vale a dire a fine anno, non in anticipo come fatto fino a qui – spiega Zumaglini – anche sulla questione delle ferie, siamo rimasti in pochi a chiudere per tutto un mese durante l’estate, non serve, si perde in produttività. Se vogliamo essere competitivi dobbiamo snellire il lavoro, questo non vuol dire sottrarre diritti, non è nelle intenzioni degli imprenditori del tessile, ma adeguarsi al cambiamento. È necessario lavorare ad obiettivi, che possono essere aumenti di bilancio, crescita, produttività, e premiare i lavoratori sulla base dei risultati raggiunti insieme, e con premi consistenti, non piccoli aumenti. Capisco quanto sia difficile da applicare alle piccole imprese, per questo prima di tutto viene il contratto nazionale, ma dobbiamo arrivarci».