18 ottobre 2018
Aggiornato 09:07

Il mondo dell'alpinismo piange Fulvio Ratto

Si è spento a 86 anni una delle figure storiche del mondo del Cai. In una nota, imprese e valori di un testimone di una generazione straordinaria
Una bella immagine di Fulvio Ratto
Una bella immagine di Fulvio Ratto (Cai Biella)

BIELLA - È morto Fulvio Ratto, 86 anni, sciatore e alpinista completo, accademico del Cai. A poche settimane di distanza dalla scomparsa di Bruno Taiana il mondo dell'alpinismo biellese piange un altro grande di quella generazione di fortissimi che negli anni '60 e ‘70 contribuì a creare il prestigio della scuola alpinistica laniera. In agosto era rimasto vittima di un malore, in montagna, Giovanni Boggio.

L'attività
Ratto, attivo dal 1947 al 1986, nel ‘63 partecipò alla Spedizione Città di Biella organizzata dal Cai e dalla "Pietro Micca" sulle Ande peruviane. In una recente intervista del 2013, rilasciata a Gian Paolo Chiorino per la Rivista Biellese, ricordava: «Io ero il capo spedizione, Carlo Pivano era il vice-capo, poi c'erano Nino Zappa, Franco Riva, Guido Machetto, Bruno Taiana, il medico Cologero e Carletto Bortolani di Padova, che era il topografo e geologo». Quelli erano ancora anni in cui non tutto era stato esplorato. Fulvio Ratto ed i suoi compagni non furono protagonisti solo di un'avventura sportiva. «Andammo a visitare un gruppo montuoso di cui non esistevano le cartine (...). Non sapevano dove saremmo andati a finire». In quella spedizione, che portò i biellesi in vetta a quattro cime inviolate, perse la vita Carlo Pivano. Le diapositive ed un filmato realizzati durante le settimana trascorse sulle Ande sono oggi conservati dalla Fondazione Sella.

Le esperienze e la Scuola
A Fulvio Ratto si deve la nascita della Scuola Nazionale di Sci Alpinismo del Cai Biella, dedicata a Sergio Scanziani. Ratto la diresse per 30 anni. Scanziani e Ratto, grandi amici, furono una sorta di precursori dello sci alpinismo in terra biellese. È ancora Ratti a ricordare: «Quando ci fu la valanga dove Sergio rimase sotto, a Biella non c'era più nessuno e allora mi appoggiai allo Ski Club di Torino, quindi cominciai a fare gite con loro. Nel 1955 decisi: facciamo un corso di sci alpinismo a Biella. Così fu. Poi ogni anno ne venne fatto uno».

Le esperienze
Dalla prima ascensione del 6 luglio 1947 al Castore, sul Rosa, all'ultima che data 30 maggio 1986 ai Rocher Peyrous, Ratto ha realizzato 645 gite tra estive ed invernali. Finita quella stagione non abbandonò del tutto la montagna. Seguì la sua altra grande passione: la pesca. Negli anni divenne un esperto conoscitore dei torrenti biellesi e valdostani. A insegnargli l'arte dell'alpinismo, nei primi anni del dopo guerra, erano stati Carlo Ramella, allora direttore del corso del Cai ed altri "mostri sacri" quali Ugo Angelino, protagonista della storica spedizione Italia K2 del 1954, e Nito Staich, lo scalatore triestino "naturalizzato" biellese e mente del coro "Genzianella".
Fulvio Ratto, a cui va l'omaggio del Cai Biella, sarà sepolto tra le amate montagne, nel cimitero di Rosazza, in Valle Cervo. In quella valle mosse i suoi primi passi che lo condussero ad affrontare le gradi pareti. Sempre nell'intervista a Chiorino raccontava: «Avevo 4 anni e trascorrevo le mie vacanze in valle d'Andorno (il centro principale della Valle Cervo, ndr.), a Oneglie. Con mia nonna, andavo su in alto; lei aveva una cascina, facevamo il fieno e io l'aiutavo. Lì ho cominciato ad amare le montagne. Ne segnavo i profili, chiedevo e poi scrivevo i nomi e mettevo una freccia».