25 maggio 2019
Aggiornato 08:30
Economia biellese

Il Cappellificio Cervo liquida la società ma non chiude

Si ripartirà da zero con l’anno nuovo. Cgil: «La famiglia Romiti continuare la produzione, sempre sul territorio biellese ma con un nuovo assetto societario. Per ora nessun licenziamento» 

SAGLIANO MICCA – La terra dei cappellai trema, ma non molla. A Sagliano Micca la preoccupazione non è ancora del tutto smorzata, ma le ultime novità sembrano confermare l’intenzione da parte dei proprietari di limitare i danni e non chiudere l’attività del Cappellificio Cervo. La notizia della liquidazione della relativa società (Cappellificio Cervo srl) è arrivata in seguito ad un’assemblea straordinaria dei soci del 3 dicembre scorso, che ha messo repentaglio un’attività secolare e una ventina di posti di lavoro. La motivazione è da cercarsi nei debiti pregressi, insomma malgrado un piano industriale che in anni recenti ha puntato tutto sul rilancio dell’accessorio cappello e sul consolidamento del marchio anche sui mercati internazionali, i bilanci ancora non tornano. 

Salta la Cappellificio Cervo srl, ma non smette di produrre
Da qui la scelta dell’attuale presidente, Maurizio Romiti, che però rassicura sul futuro dell’attività: lo stabilimento non chiude e nel 2017 si riparte da zero. Lo confermano anche i sindacati, che pur non avendo ancora accordi scritti con i vertici aziendali, si sentono di tranquillizzare i dipendenti a seguito dei colloqui intercorsi con la famiglia Romiti. «L’intenzione è quella di proseguire con la produzione, infatti anche in questi giorni si sta lavorando – spiega Gloria Missaggia, segretaria Filctem Cgil – la società attuale viene chiusa, ma non lo stabilimento. Al momento non ci sono stati licenziamenti e speriamo che gli intenti attuali della proprietà possano essere rispettati attraverso una revisione dell’assetto societario. In gennaio avremo un ulteriore incontro che chiarirà il quadro della situazione». I dipendenti quindi possono tirare un sospiro di sollievo. «Si tratta si una ventina di persone, ma sono maestranze altamente qualificate – prosegue Missaggia – una delle prime domande che ci siamo posti e abbiamo girato all’azienda è quella della delocalizzazione, ma non ci sono motivi per spostare altrove un’attività di questo tipo». Anche perché i cappelli non si possono fare ovunque dall’oggi al domani, in Valle Cervo l’artigianato collegato alla loro produzione ha radici antiche, e maestranze così preparate sono molto difficili da reperire altrove.

I mastri cappellai e un’inimitabile tradizione secolare
I cosiddetti «mastri cappellai» da queste parti ci sono dalla metà del 1700, lo stesso Cappellificio Cervo ha aperto i battenti nel 1897 come cooperativa, ancora più antico è il marchio Barbisio – passato poi proprio sotto l’egida di Cervo – risalente al 1862. Al Cappellificio di Sagliano fa capo anche un terzo marchio storico, Bantam. A più di un secolo di distanza i mastri cappellai continuano a lavorare nello stabilimento – speriamo per lungo tempo ancora – abbinando all’ingegnosità artigianale una vena fortemente tecnologica, che ha catapultato di diritto il cappello nel XXI secolo. La famiglia Romiti è entrata nella compagine societaria con una quota di maggioranza nel 2009 con la finanziaria Bigli 1 SpA. Da qui è partito un piano di rilancio dei marchi anche attraverso nuove strategie di marketing, tra le quali si ricorda la presenza di cappelli firmati Barbisio in due note fiction Rai,  Il signore della truffa con Gigi Proietti e  Il Sogno del Maratoneta, con  Luigi Lo Cascio nel ruolo di Dorando Petri.