20 ottobre 2017
Aggiornato 10:30
Economia e territorio

«Biella in transizione», risorse per il rilancio del territorio

Il futuro possibile con 72 progetti per 350 milioni di investimenti. Carlo Piacenza, presidente dell'Unione Industriale: «È arrivato il tempo di cogliere nuove opportunità»

Carlo Piacenza è presidente degli industriali biellesi (© Diario di Biella)

BIELLA - Biella è in transizione, di fatto e anche da un po’. Il monologo del tessile è finito, lo dice lo stesso Carlo Piacenza, qui nel ruolo di presidente dell’Unione Industriale, supportato dagli attori che si stanno impegnando per trasformare lo stato di post-crisi in un rilancio. Il modello tradizionale di distretto fondato su una monocultura non funziona più e già da due anni imprenditori e istituzioni stanno progettando un’alternativa. La novità fondante è che si lavora insieme, a che punto siamo lo hanno raccontato ieri i promotori di «Biella in transizione» in un incontro nella sede Uib, moderato da Marco Berchi, coordinatore del progetto.

Risorse anti-crisi: per il rilancio 72 progetti e tanti fondi da recuperare
Le idee non mancano, lo dimostra il lavoro sinergico tra Unione Industriale Biellese, Confindustria, Pointex, Smi ed Euratex, realizzato in stretta collaborazione con Fondazione Cassa di Risparmio di Biella e Camera di commercio, che ha portato la concepimento di 72 progetti per un valore complessivo di investimenti possibili pari a 350 milioni di euro. I potenziali investitori si possono quantificare come pubblici per il 60% e privati per il restante 40. La realizzazione concreta, e i frutti che ricadranno sul territorio in termini di ripresa, sono ovviamente mutuati dal reperimento dei fondi necessari. Anche qui una buona notizia c’è, il ministero dello Sviluppo economico ha inserito il Biellese nelle aree di crisi industriale non complessa, uno status che permetterà agli imprenditori forti di una buona idea di partecipare a bandi di finanziamento su scala nazionale, con accesso a contributi a fondo perduto fino al 25% a cui si potrà sommare un 50% di investimento a tasso agevolato.

166 milioni di euro dal Governo per le aree di crisi industriale non complessa
Al momento si parla in totale di 166 milioni di euro, da «spalmare» sull’intera nazione: «Non sono tantissimi, tuttavia ci sono anche le agevolazione sull’industria 4.0 – spiega Giuseppina De Santis, assessore regionale alle Attività produttive – di sicuro non possiamo pensare di risolvere tutti i problemi con i soldi pubblici, il nostro compito è soprattutto di fare da leva per un movimento che poi dovrà ingranare anche in modo autonomo». E per fare da leva, serve lavorare insieme, progettare una strategia complessa che riunisca al meglio le necessità del territorio, e dare gli strumenti utili ad imprenditori e istituzioni per portarla avanti. Qui entra in gioco la sinergia creata da «Biella in transizione», come ha sintetizzato il vice presidente dell’Unione industriale con delega a Innovazione e Education, Ermanno Rondi: «Vogliamo ricreare un ambiente di sviluppo che sia proficuo per il nostro territorio e per i nostri giovani.  Abbiamo messo a punto più aree di intervento: formazione, tessile, new-business, arte e turismo, salute e benessere, food&beverage».

Ferriovia, formazione, nuovo e vecchio ospedale tra i progetti pubblici
Sul dettaglio dei progetti privati i relatori non si sbilanciano: «non possiamo ancora entrare nello specifico» spiega il Pierfrancesco Corcione, direttore di Uib, mentre sul pubblico i temi sono noti a partire dalla riqualificazione del centro storico con «015», per arrivare alla mobilità con lo sblocco della questione ferrovie, che costerà 9milioni almeno. Sul fronte salute e servizi c’è la partita nuovo ospedale e in parallelo la riqualificazione del vecchio, che potrebbe diventare un centro di servizi comodo e fruibile per chi ha i capelli bianchi. Poi c’è la formazione, Città Studi ha ancora molto da offrire in termini di preparazione mirata: «È fondamentale che la formazione sia adeguata ai bisogni e dia agli studenti un placement sicuro – commenta Rondi se l’80% dei laureati biellesi va a lavorare fuori un motivo ci sarà, non c’è da accusare nessuno, ma ciò che abbiamo è frutto di ciò che abbiamo costruito». 

Il tempo del rilancio stringe
Ma c’è spazio per ripartire, basta accelerare il passo. «Dobbiamo lavorare bene ma in fretta, per farei fatti servono i denari – sintetizza Franco Ferraris, presidente della Fondazione Crb – mi rivolgo soprattutto alla politica, servono fondi. Il punto strategico secondo me resta la messa in rete del Biellese, e non parlo sono di strumenti, ma di persone e di coesione sociale».