19 ottobre 2017
Aggiornato 09:00
Biella

Sevizie in carcere: ne risponda il ministero

L'istanza presentata dall'avvocato Andrea Conz nel corso di un processo davanti al giudice Paola Rava

BIELLA - Il Ministero di Grazia e Giustizia, da cui dipende l'amministrazione carceraria, è stato chiamato ad assumersi le proprie responsabilità questa mattina, mercoledì 25 gennaio, nel corso del processo a carico di due reclusi accusati di aver seviziato un compagno di cella.

Il caso
Alla sbarra sono finiti Gianluca Dercenno e Roberto Monterosso, quest'ultimo condannato a 15 anni di carcere per essere uno degli esecutori materiali del delitto di Vanda Vazzoler. Nell'aprile del 2016 avevano iniziato, dopo che erano circolate voci sul pentimento del nuovo arrivato nel nuovo padiglione della casa circondariale cittadina, a regime di personale ridotto, voci che si riferivano soltanto al suo aver cambiato stile di vita, tanto che in carcere era rientrato solo per scontare un breve residuo di pena, per poi tornare al lavoro e alla sua attività di volontariato a favore degli animali, a prenderlo di mira. Gli avevano fatto bere detersivo, acqua del water, spento addosso mozziconi di sigarette, costretto a pulire la cella. E poi le percosse e le minacce di morte, oltre all'impedirgli di uscire all'esterno. Tutto questo fino al giorno in cui la vittima, approfittando di un attimo di distrazione degli aguzzini, era riuscito a fuggire e a raccontare tutto agli agenti di Polizia Penitenziaria.

Le indagini
Le indagini, svolte dalla Procura, avevano confermato l'accaduto. Per l'avvocato Andrea Conz, che assiste la parte lesa, però le responsabilità dell'accaduto vanno ricercate a monte, in quel Ministero che dovrebbe garantire la sicurezza dei reclusi. Ora spetterà al giudice Paola Rava accogliere o meno l'istanza. Per questo si tornerà in aula il 17 maggio.