21 settembre 2018
Aggiornato 19:00

Shell a caccia di idrocarburi tra Biella e Vercelli

Il progetto investe un territorio di 462 km2 su quattro province. Il colosso presenterà la "Via" per un’indagine geofisica, ma prima promette 200 incontri informativi con le comunità locali

BIELLA – Oli o gas naturali nel sottosuolo delle nostre campagne? Non è un’ipotesi da scartare, visto che Shell Italia intente avviare un’operazione di ricerca di nuovi giacimenti di idrocarburi proprio nelle province di Biella, Vercelli, Novara e Varese. Il progetto, e l’area di 462 km2 interessata, prendono il nome di Cascina San Paolo, Shell ne ha acquisito l’80% dei diritti di permesso nel 2015 da Northern Petrolium, ed ora punta a metterli a frutto.

Nel progetto Cascina San Paolo 15 comuni tra Biella e Vercelli
L’iter procederà così: Shell, proprio sulla scorta del permesso rilasciato a Northern Petrolium 2014 dal Ministero allo Sviluppo Economico, chiederà di poter effettuare un’indagine geofisica dei territori per valutarne le potenzialità. Attenzione, questo non significa che ci si ritroverà i tecnici di Shell o le loro trivelle direttamente nelle campagne locali, per poter procedere l’azienda presenterà, si presume prima dell’estate, al vaglio delle autorità competenti una Via (Valutazione di impatto ambientale), solo se questa risulterà corretta e a norma si procederà. Ma come? E soprattutto dove?
 

I siti interessati
I comuni interessati saranno Castelletto Cervo, Lessona, Villa del Bosco, Curino, Brusnengo, Masserano nel Biellese, Borgosesia, Gattinara, Ghislarengo, Lenta, Lozzolo, Roasio, Serravalle, Valduggia e Rovasenda nel Vercellese. 

200 incontri per informare e coinvolgere i territori interessati
Ma prima di procedere con la Valutazione impatto ambientale, i vertici di Shell promettono una campagna informativa e un coinvolgimento preventivo di tutti gli interessati. «Coerentemente con il nostro approccio di trasparenza, responsabilità e rispetto per i territori e le comunità locali intendiamo incontrare e parlare con quanti più interlocutori possibili nell’area con l’obiettivo primario di informare e di ascoltare le comunità in merito ai bisogni e alle aspettative relative al progetto – spiegano dall’azienda - Per questo, prima di proseguire nell’iter progettuale e autorizzativo, i nostri tecnici saranno impegnati, nei prossimi mesi, in un intenso piano di incontri con le realtà locali: un calendario di oltre 200 appuntamenti con rappresentanti delle Istituzioni, della società civile, del mondo economico e produttivo». 

Niente trivelle, ma forse qualche esplosivo
Il progetto Cascina Alberto riguarda la fase iniziale del processo esplorativo, la cosiddetta indagine geofisica il cui obiettivo è verificare l’eventuale presenza di un giacimento di idrocarburi. Attraverso una serie di attività che non prevedono la perforazione, verranno raccolti dati sulla struttura geologica del sottosuolo. La tecnica consiste nella generazione e registrazione di onde elastiche che vengono riflesse dalle varie formazioni geologiche. Dalla velocità di propagazione delle onde è possibile ottenere informazioni sulla tipologia della roccia presente nel sottosuolo e capire se è sede o meno di gas naturali. In genere si procede con la generazione di onde al piano campagna, nel progetto preliminare di Northern Petrolium si parlava dell’utilizzo di speciali camion, i «vibroseis», che producono vibrazioni, o in alternativa, ove non fosse possibile, di cariche esplosive. La procedura, in totale, dovrebbe durare tra i 3 e 4 mesi.