28 giugno 2017
Aggiornato 05:30
Biella

La storia di Silvio Biasetti spiegata agli studenti

Il reduce della Seconda guerra mondiale ha incontrato i ragazzi del Big Picture Learning

Un momento dell'incontro, all'interno degli spazi di SellaLab (© Diario di Biella)

BIELLA - «A poco più di due settimane dalla Giornata della Memoria, noi studenti della Big Picture Learning abbiamo avuto il privilegio di incontrare Silvio Biasetti, reduce dalla Seconda Guerra Mondiale. Silvio, attraverso le sue parole, ci ha raccontato il percorso della sua vita, le sue difficoltà e le sue sofferenze, riuscendo a «teletrasportarci» anche solo in minima parte, in un periodo storico che è stato contrassegnato da crimini perpetuati contro moltissime persone innocenti. Nonostante gli innumerevoli momenti difficili che ha dovuto vivere, con forza e coraggio Silvio è riuscito ad affrontare e superare giorno per giorno ogni ostacolo».

Una vita straordinaria
«Andiamo ora a descrivere meglio chi è stato quest’uomo, uno degli ultimi soldati dell'artiglieria alpina Italiana: Silvio nasce a Biella il 02 Marzo 1913 da una mamma ostetrica. E' il più piccolo di tre fratelli, dei quali il primo defunto alla giovane età di venti anni, mentre la sorella mancata ultracentenaria anch’essa. Ci continua a ripetere come secondo lui «Dio non lo vuole» e capiamo subito il perché. All'età di 9 anni la vita di Silvio è messa davvero a rischio: sfortunatamente contrae il tifo, che in quegli anni al 99% delle volte portava alla morte. La maggior parte dei dottori non lo reputavano guaribile. La mamma però, tenta il tutto per tutto, e decide di applicare l'uso di quella che oggi chiamiamo sonda nasogastrica, salvandolo e permettendogli, dopo un periodo di fermo, di proseguire i suoi studi e le sue passioni. Tra gli interessi personali, i più incisivi sono il violino e l’atletica: soprattutto nel mondo della corsa, in quanto velocista, si è preso molti meriti».

Addio studi musicali
«Purtroppo deve smettere di suonare per via di un incidente in montagna, in cui perde un dito e a causa del quale si trova costretto a cessare gli studi musicali. Nello stesso tempo, a causa di un ennesimo infortunio, deve terminare di gareggiare, lasciandosi alle spalle un record personale di 50,32 secondi nei 400 metri. Tutto ciò non lo demoralizza, e conclusi gli studi e diplomatosi all'età di 21 anni come perito tessile, inizia il servizio di leva come soldato nell’Artiglieria Alpina. Terminato il periodo di reclutamento, Silvio viene chiamato a lavorare in Grecia, rimanendoci per tre anni».

In Grecia
"Proprio durante la sua permanenza in Grecia vive probabilmente uno dei momenti più difficili e dolorosi della sua vita: nel Settembre del ’40 venne circondato dai tedeschi che lo portano in un campo, insieme ad altri militari. Arrivati fanno scavare loro una fossa, in cui successivamente vengono uccisi tutti i soldati, almeno così si pensava. Silvio, astutamente, si finge morto. Insieme agli altri suoi compagni viene buttato nella fossa, nella quale passa un lasso di tempo per lui indescrivibile. Una volta assicuratosi che i tedeschi se ne erano andati, esce dalla fossa e inizia a correre. Inizia a correre verso la sua salvezza. Arriva in un piccolo paese in cui viene accolto calorosamente e portato a casa di un anziano signore che da lui ospitalità. Purtroppo il senso di pace provato da Silvio dura ben poco: viene catturato dagli inglesi che lo portano in un campo di detenzione»
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Lo stratagemma
«La mente brillante di Silvio lo aiuta anche questa volta: chiede al colonnello se nel magazzino avevano qualcuno che tingesse le stoffe. Viene in questo modo trasferito all’interno del deposito, dove aveva a disposizione abbastanza materiale tessile per ripararsi dal freddo. All’interno del magazzino incontra un soldato dell’artiglieria alpina che tempo prima aveva conosciuto. Questo lo aiuta ad uscire dal campo di detenzione e successivamente a tornare in patria. Dopo trentacinque mesi in Grecia, colmi di sofferenze, Silvio riesce finalmente a tornare dalla moglie, la sua amata Bice. Si percepisce, attraverso le sue lacrime, quanto abbia sofferto nel restare per tre anni senza l’amata moglie. Ci racconta con emozione come al momento dell’incontro i due si siano fermati a guardarsi negli occhi per minuti e minuti, senza scambiarsi una parola. Non ce n’era bisogno. Un regalo inaspettato, che ha ridato vita a due persone bisognose di amore e serenità».

Noi e lui
"É stato incredibile come Silvio, con il suo racconto, abbia portato noi studenti ad immedesimarci nella sua vita, anche se per poco. Purtroppo per noi è difficile capire la realtà con cui Silvio ha dovuto convivere, dovendo sottostare a regole dettate dal periodo di terrore di quegli anni. Inoltre, essendo noi parte di una generazione con ideali diversi dalla sua, ci ha trasmesso una lezione veramente importante: non dare mai nulla per scontato, neanche le cose più banali; ma soprattutto che anche con piccole cose, piccoli gesti, le persone possono essere felici, specialmente quando si rischia la propria vita. Silvio con le sue parole e la sua semplicità è riuscito ad emozionarci»
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Ricordi e poesie
"Oggi Silvio ricorda la sua vita attraverso la stesura di poesie redatte in dialetto: un modo originale per permettere ai giovani di rivivere tutto ciò che ha dovuto percorrere durante il suo lungo cammino, oltre a fornire l’opportunità di riprendere l’uso del dialetto parlato, sempre meno utilizzato tra  i ragazzi»
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LUDOVICA SELLA 

Biasetti e alcuni studenti

Biasetti e alcuni studenti (© Diario di Biella )