26 luglio 2021
Aggiornato 16:30
Economia biellese

Battuta d’arresto per la produzione manifatturiera

Dopo tre trimestri positivi, Biellese in calo (-1,3%) a fine 2016. Ma regge il mercato estero e aumentano le aziende che scelgono di innovare. Scribanti: «A fronte di ordini in aumento, si registrano livelli di produzione ancora in calo».

BIELLA – Il 2016 della produzione industriale si è chiuso con una battuta d’arresto. Lo dicono i dati sulla congiuntura dell’ultimo trimestre dell’anno passato diramati da Camera di Commercio di Biella e Vercelli. Per la manifattura -1,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2015, il primo dato negativo dopo tre trimestri a segno più (+2,6% primo trimestre, +1,4% secondo, +0,5% terzo) ed in controtendenza con la media regionale, che si è assestata a quota +2,5%.

Unico segno più, le altre industrie manifatturiere, Filatura a -10,2%
Il risultato negativo è la somma di andamenti piuttosto differenti tra i diversi settori. Il solo comparto con un dato in crescita è quello delle Altre industrie manifatturiere (+2,4%), sostanzialmente stabile la Tessitura (+0,7%), mentre sono in calo la Meccanica (-1,1%), le Altre industrie tessili (-2,3%), il Finissaggio (-3,9%) e la Filatura, con un pesante dato del -10,2%. Se si prende in considerazione la classe dimensionale, si osserva una sostanziale stabilità per micro, piccole e grandi imprese, fanno eccezione le medie imprese, quelle che impiegano tra i 50 e i 249 addetti, infatti, s’accollano le sofferenze maggiori e segnano un calo del -7,1%. 

I mercati: estero ancora in crescita, soprattutto per le grandi aziende
A Biella l’export continua a fare da traino, mentre gli ordinativi provenienti dal mercato interno a fine 2016 sono stati sostanzialmente stazionari, quelli esteri hanno segnato un +7,4%. In questo senso è il Tessile a dettar legge, che si contrae a livello nazionale, ma in alcuni casi cresce a doppia cifra oltreconfine. Emblematica in tal senso la Tessitura, che «in casa» perde il 9%, ma fuori cresce addirittura del 21,4. Decremento su entrambe i fronti, invece, per il Finissaggio che sul mercato interno è al -1,4% e su quello estero al -10,2%, e per la Filatura con –3 in Italia e -6.8% sui mercati stranieri. Disgregando il dato su base dimensionale si nota come le grandi aziende raccolgano in genere maggior riscontro con gli ordinativi esteri, mentre risultano in calo sul mercato nazionale.

Scende sensibilmente la quota di imprese che non investe in innovazione
A chiusura d’anno l’indagine congiunturale chiama all’appello anche gli investimenti e censisce quante aziende si siano giocate la carta dell’innovazione. Nel 2016 molte più che in passato, a quanto pare. Se nel 2015 le imprese che non hanno investito alcunché per innovare superavano la metà (55%), nel 2016 si sono fermate a quota 35,6%, segno che l’approccio con cambiamento e tecnologia sta cambiando. Tra gli intervistati il 51% ha fatto innovazioni di prodotto, il 30% di processo, i restanti hanno puntato su marketing e organizzazione.

Previsioni 2017: incertezza e redditività in calo
Come sempre in concomitanza con i dati congiunturali arrivano le previsioni degli imprenditori, che per il primo trimestre 2017 ricalcano una parola d’ordine fin troppo nota: «incertezza».

Le dichiarazioni
«A fronte di ordini in aumento, si registrano livelli di produzione ancora in calo, mentre, sul fronte occupazionale, la cassa integrazione guadagni risulta ancora in crescita. Segno che, partendo da ordinativi piuttosto bassi, il loro incremento non è bastato a far ripartire la produzione – commenta Emanuele Scribanti, vicepresidente Uib - Anche la redditività ha un po' deluso le aspettative: ci si attendeva una situazione di maggior solidità, invece, la percentuale degli intervistati che la vede in diminuzione (ricordiamo che si tratta di previsioni), il 14%, è superiore a chi ne prevede un aumento, il 9,6%».