21 agosto 2017
Aggiornato 23:30
Cronaca di Biella

Vittima e assassino conosciuti in una chat per amicizie particolari

Oggi nell'interrogazione di garanzia Cristian Angileri (arrestato), si è avvalso della facoltà di non rispondere. Pietro Bello trovato con le mani legate da fascette di plastica

BIELLA - Si è avvalso della facoltà di non rispondere, oggi, nell'interrogatorio di garanzia davanti ai magistrati, Cristian Angileri, 39 anni, di Valle Mosso, ma originario di Pettinengo, accusato dell'omicidio di Pietro Bello, l'uomo di 55 anni originario di Magenta (professione giostraio) che era scomparso da casa sua lo scorso mese di aprile. Il corpo dell'uomo è stato trovato in casa di Angileri, avvolto in un telo di plastica e nascosto in un sottotetto.

Le indagini
Ancora tutte da chiarire le origini del delitto. Secondo alcune indiscrezioni però i due si sarebbero conosciuti grazie ad una "chat" su Internet. Si tratterebbe di un social usato dalle persone per conoscersi, incontrarsi e trascorrere momenti insieme (viaggi, ma non solo). Da qui la spiegazione del ritrovamento dell'auto della vittima in paese e gli incontri dei giorni precedenti il delitto, che non sono passati inosservati e hanno consentito ai carabinieri di arrivare prestissimo ad una svolta nelle indagini. Ecco perché qualcuno non esclude che tra i due ci potesse essere un'amicizia a sfondo sessuale, che forse ha portato alla tragedia: gioco erotico finito male? Fatti tutti da verificare dai magistrati biellesi, coordinati dal pubblico ministero Mariaserena Iozzo che ha autorizzato la perquisizione in casa di Angileri.

L'accusato
Angileri ha precedenti penali (legati alla droga e ad accuse per stalking nei confronti della ex fidanzata) e un passato da dipendente della Seab, concluso male per presunti furti di carburante. Angileri è difeso dall'avvocato Andrea Delmastro che sui fatti mantiene il massimo riserbo. L'accusa iniziale di omicidio preterintenzionale potrebbe essere rivista e diventare di omicidio colposo. Anglieri infatti potrebbe non aver avuto intenzione di uccidere Bello, i cui familiari si erano rivolti anche alla trasmissione televisiva «Chi l'ha visto» quando non avevano avuto più sue notizie. Ad avvalorare la tesi di un rapporto particolare tra i due, il fatto che la vittima sia stata trovata con le mani legate da fascette di plastica ed in una posizione particolare.