19 agosto 2017
Aggiornato 15:00
Storie di Biella

Le origini di Biella: da "Bugella" a cittą della lana

Un viaggio attraverso i secoli che ripercorre i momenti storici salienti della nostra cittą

BIELLA - « Biella tra 'l monte e il verdeggiar de' piani
lieta guardante l'ubere convalle,
ch'armi ed aratri e a l'opera fumanti
camini ostenta » (Giosuè Carducci, Rime e ritmi, 1898)
 

Bugella
L'odierno nome di Biella deriva da "Bugella». Esso appare la prima volta nell'atto di donazione fatta dagli Imperatori Ludovico il Pio e Lotario, il 10 luglio 826, al Conte Bosone. "Bugella" non è di origine latina , ma la forma latinizzata di un nome preesistente. Il Mullatera ricorda, all'inizio delle sue "Memorie", l'opinione di alcuni che lo fanno derivare da "Bruticella", per la dimora che vi avrebbe fatto il cospiratore contro Cesare, Decimo Bruto; nelle "Giunte del Ms. Torinese I", polemizza con Mons. Della Chiesa, secondo cui il nome di Biella deriverebbe dalla pianta "betulla", volgarmente detta "biolla». Il Can. G. B. Modena crede che il nome venga da Brutio Romano, generale vinto da Annibale. L'abate Gustavo Avogadro lo fa derivare da "Biel", dio celtico e scandinavo della vegetazione. La radice BUG del nome "Budella" si può ricondurre alla radice indoeuropea BHAG o BAG, che indica l'albero del "faggio». Ad eccezione della Grecia dunque in tutte le altre regioni del nord, del centro e del sud dell' Europa, dalla più remota antichità fino ad oggi, questa radice ha sempre indicato l'albero del "faggio». Bugella sarebbe dunque il nome di una località, dove cresceva in modo particolare, questo albero, in estesi boschi.

Le antichissime origini
Incerta, ma antichissima è l'origine di Biella. Ritrovamenti archeologici effettuati alla Burcina nel maggio 1959 portarono alla scoperta dei resti di un castelliere gallico risalente alla IIa età del ferro. Al tempo della potenza e dell'espansione Romana, Biella era già un fiorente centro abitato. Intorno al IV-V secolo si formarono in Biella i primi nuclei cristiani. I ricordi delle invasioni barbariche sono andati in gran parte distrutti e per conoscere le condizioni di Biella in tale travagliato tempo bisogna giungere fino alla caduta del dominio Longobardo. E' di questo tempo il più bel monumento dell'antichità e del prestigio di Biella: si tratta del suo Battistero. Il documento scritto più antico nel quale viene menzionata Biella è un diploma dell'826 degli Imperatori del Sacro Romano Impero, Ludovico il Pio e Lotario. Si tratta della donazione della "Corte di Biella" fatta dai predetti Imperatori al loro messo il Conte Bosone. Carlo il Grosso, con suo diploma dell'882 dona Biella alla Chiesa di Vercelli.

Il borgo medievale del Piazzo
Incomincia ad esercitare la sua influenza sugli uomini di Biella il capitolo di S. Stefano, desideroso di sostituire la propria autorità alla signoria Vescovile, favorendo lo sviluppo in senso autonomo della vicinia che intorno alla Chiesa di S. Stefano si stava formando, creando così quel nucleo che doveva dare origine al Comune. Questo stato di cose indusse nel 1160 il Vescovo Uguccione a fondare un nuovo abitato nella località detta Piazzo, in posizione più alta. L'organizzazione comunale, che ci è svelata dagli statuti del 1245, ci presenta quattro consoli al governo, un Consiglio di Credenza e un numero considerevole di ufficiali subalterni.Chiavari e Consoli che rappresentavano l'autorità comunale. Durante le competizioni fra Guelfi e Ghibellini vercellesi, Biella seguì costantemente la parte del Vescovo; ma l'elezione di Giovanni Fieschi alla sede vescovile (1348) doveva rompere per sempre i buoni rapporti fra episcopato e comune.

Visconti e Savoia
Tra il XIV secolo e il XV secolo vi furono numerosi scontri tra i Visconti e i Savoia per conquistare il possesso del Biellese. Nel1377 una rivolta cittadina capeggiata dal canonico Ardizzone Codecapra pose fine al dominio dei Vescovi di Vercelli, con la dedizione ai Savoia. Sul finire del Quattrocento fu edificata la Basilica di San Sebastiano.

Seicento e Settecento
La peste fece numerose vittime a Biella come in tutto il Biellese. Tra le più famose pestilenze ricordate dalla storia sono quelle del 1522 e del 1599; in quella del 1630 Biella rimase illesa per intercessione della Madonna d'Oropa. Nel periodo di Reggenza di Cristina di Francia e precisamente nel 1641 i Principi Maurizio e Tommaso di Savoia aprirono la zecca di Biella e vi batterono monete di titolo assai scadente. Esse furono poi ritirate, firmata la pace nel 1642 Biella fu nuovamente occupata dai francesi nel 1704; ma non ebbe a subire gravi danni all'infuori delle imposizioni di guerra; la battaglia di Torino la liberava di nuovo. Nel 1772 fu eretta in sede vescovile per interessamento di Carlo Emanuele III.
Fu occupata dai repubblicani francesi nel 1798 il 14 dicembre dello stesso anno in mezzo ad una esplosione di entusiasmo, di canti e di speranze come se fosse apparsa un'era di felicità, nella piazza di Santo Stefano i biellesi innalzarono "l'albero della libertà": Poi vennero gli Austro-russi, e dopo Marengo fu incorporata alla Francia, fino a quando il congresso di Vienna non riunì Biella alla corona dei Savoia.

La lana
Nel 1835 lungo le rive del torrente Cervo veniva acquistato da Massimo Sella un edificio del 1695 che era stato prima utilizzato per la torcitura della seta e che sarebbe stato in seguito trasformato in lanificio, mentre nel 1866 il nobile Giovanni Battista Rivetti Badone fondò la Filatura Rivetti Padre e Figlio. Con l'introduzione dei nuovi telai meccanici nasceva così il primo lanificio moderno, con una lavorazione della lana che continuava una tradizione risalente a più di cinquecento anni prima, se si considera che già nel 1245 erano inseriti negli statuti di Biella il Collegio dei Lanaioli e quello dei Tessitori. Nel 1859 Biella venne liberata dall'assedio delle truppe austriache da Garibaldi; in seguito al Decreto Rattazzi diviene capoluogo dell'omonimo circondario della provincia di Novara. Entrerà a far parte della provincia di Vercelli nel 1927, per diventare infine provincia autonoma nel 1992.

Seconda guerra mondiale
Nel 1943 la città venne occupata dai tedeschi. Il comando delle truppe nazi-fasciste si insediava all'Albergo Principe; e le SS prendevano possesso della Villa Schneider. Comandava la piazza di Biella il maggiore Karl Schultzer. Biella è stata negli anni finali della seconda guerra mondiale  un centro vitale per la realizzazione dei macchinari della Piaggio che aveva trasferito nella città piemontese, da Pontedera, i propri stabilimenti, a rischio a causa dei bombardamenti verso le truppe della Germania nazista  in fuga verso il nord. È stato qui che nel 1944 venne progettato il prototipo progenitore della "Vespa", il "Paperino", da cui negli anni seguenti sarebbe derivato uno dei modelli più diffusi di motoscooter.