21 ottobre 2017
Aggiornato 16:00
Economia e moda

Ermenegildo Zegna nella top 100 del lusso

Il brand biellese, al numero 35 al mondo per vendite e ricavi, supera Safilo e Dolce & Gabbana. Domina la charts il gruppo francese LVMH di cui fa parte Loro Piana. 26 gli italiani inclusi

Zegna: da Trivero al mondo (© Diario di Biella)

BIELLA – Anche Ermenegildo Zegna tra le 100 maggiori aziende del lusso mondiale. La charts stilata annualmente da Deloitte all’interno del report «Global Powers of Luxury Goods», vede il brand biellese leader della moda Uomo posizionarsi al 35° posto, stabile rispetto allo scorso anno e preceduto, tra gli italiani, solo da Luxottica (4), Prada (17), Armani (21), OTB, che conta tra gli altri il marchio Diesel, (29), Salvatore Ferragamo (33) e Max Mara (34). 

Per Zegna ricavi per 1,4 miliardi di dollari e profitti in crescita del 3,5%
In totale i marchi italiani inclusi nella ricerca Deloitte sono 26, e hanno un ricavo medio pari a 1,3 miliardi di dollari USA ciascuno. Ermenegildo Zegna Holditalia SpA, con la sua posizione numero 35, sfora il range segnalato e raggiunge quota 1,429 miliardi di ricavi. Se l’incremento delle vendite nell’anno fiscale 2015/16 è stat0 solo dello 0,1%, il margine netto di profitto è salito, invece, del 3,5%.  Con la sua performance Zegna supera, tanto per citarne alcuni tra i primi cinquanta, Safilo, (36), Dolce & Gabbana (39),  Tod’s (42), Valentino (43) e Moncler (46).

I buyer del lusso amano tradizione e qualità
I numeri di Zegna mettono in luce due punti forti del lusso made in Italy: prima di tutto la brand reputation, ovvero il valore dei marchi italiani, che restano sinonimo di qualità e tradizione, e continuano a conquistare i compratori di tutto il mondo, soprattutto per quanto riguarda la voce moda. Da questo punto di vista è interessate notare come, secondo la ricerca «Global Powers of Luxury Goods», tra gli acquirenti di luxury goods  il fattore qualità si confemri come il più determinante nella scelta dei beni da acquistare, in particolare per i buyer cinesi, spagnoli e russi, che guardano più alla sostanza che ai trend. In secondo luogo, come nel caso di Zegna, il lusso italiano è nella maggior parte dei casi un «affare di famiglia», con aziende nelle quali i fondatori continuano a possedere quote maggioritarie e ad operare personalmente, dando un imprinting di solidità e continuità, anche agli occhi del mercato.

La Francia invade l’Italia del lusso
Se l’Italia è di sicuro la più presente, con le sue 26 aziende, la Francia s’aggiudica di nuovo la vetta, confermando la supremazia del gruppo LVMH, di cui fa parte anche Loro Piana, insieme a Louis Vuitton, Fendi, Bulgari, Emilio Pucci, Acqua di Parma, Donna Karan, Loewe, Marc Jacobs, TAG Heuer e Benefit Cosmetics.

Numeri
Con 22.431 milioni di dollari in vendite, quasi 40.000 milioni di ricavi, una crescita del 15,2% e un margine di profitto netto al +11,2%, LVMH rappresenta il profilo ideale dei gruppi a produzioni multiple, in crescita del 32,5%, seguite da gioielleria e orologi che rappresentano il 26,7% delle vendite, mentre abiti e calzature si aggiudicato il terzo posto con il 19,5%. Tra i gruppi francesi che controllano brand italiani di prima grandezza anche Kering, a cui fanno capo Gucci, Bottega Veneta, Brioni, Sergio Rossi e Pomellato, che conquista la quinta piazza. Gli italiani inclusi nello studio rappresentano globalmente 16% delle vendite complessive registrate dai 100 marchi più redditizi al, mondo ed hanno registrato una crescita delle vendite pari al 9,3%.