21 agosto 2017
Aggiornato 23:30
Torino

Parla la famiglia del bambino grave: «Salvo per miracolo»

Ore di apprensione per la famiglia del piccolo di sette anni ricoverato al Regina Margherita, dopo i fatti in Piazza San Carlo. Sabato era con la sorella mentre i genitori lavoravano. Saputa la notizia si sono precipitati in ospedale

Ore di apprensione per la famiglia del piccolo (© (© Ansa))

TORINO - A oltre 24 ore dagli accadimenti di piazza San Carlo, continuano a rimanere gravi le condizioni di Kelvin, il bambino di sette anni, di origine cinese, travolto dalla folla che tentava di scappare da un attentato terroristico inesistente. Si trova in prognosi riservata all’ospedale Regina Margherita dove la famiglia, sorella maggiore compresa, aspetta col cuore in gola una notizia positiva. Quella che per il momento però non è arrivata. «Eravamo al centro della piazza ma non si vedeva bene e così abbiamo deciso di spostarci più lateralmente ma proprio in quel momento è iniziato tutto, la gente ha iniziato a correre sopra mio figlio», racconta la mamma di Kelvin, «mio figlio è stato salvato da un ragazzo di colore molto forte che ha urlato ‘c’è un bambino piccolo qua’ e lo ha preso in braccio dopo aver spostato un po’ di gente».

A vedere la partita con un fratello
Sabato sera Kelvin era andato in centro per vedere la finale di Champions League. A portarlo era stata la sorella maggiore, Zhiji, mentre i genitori erano a lavoro poco distanti nel locale di famiglia. «Quando abbiamo saputo cosa stava succedendo sono corsa in piazza», racconta ancora la mamma del bambino di sette anni, «ho chiamato mia figlia ma non ha risposto al telefono. Mezz’ora dopo mi ha chiamato per dirmi che erano in ospedale». L’inizio di un incubo che li ha portati prima al Mauriziano e poi, vista la gravità della situazione, al Regina Margherita. «Gli hanno schiacciato i polmoni e la testa», dice la sorella che era in piazza con Kelvin e assisteva inerme alla follia collettiva, «c’era gente vicino a noi che urlava di non voler morire. Anche io sono ferita, ma in confronto a lui è roba da niente».

«Mio figlio in coma, non so cosa succede»
E’ disperato il padre di Kelvin. Suo figlio è in coma farmacologico e lui, nonostante le parole dei medici, non riesce a tranquillizzarsi. «Mio figlio sta dormendo, ma non so cosa succede», ha detto quasi in lacrime. Suo figlio ha un problema al polmone in questo momento, cosa che inizialmente gli aveva provocato un problema respiratorio, poi risolto con l’arrivo dei soccorsi. «Sono in Italia da 35 anni», dice ancora, «abbiamo un ristorante e da poco ci siamo trasferiti in una casa più grande. Mio figlio è stato sette anni vicino a me e ora dorme».