28 giugno 2017
Aggiornato 12:30
Economia

Paghiamo meno tasse, ma perché siamo meno ricchi

Ecco la fotografia del Biellese di oggi, in uno studio del Sole 24 Ore: calano i contribuenti, in otto anni 12 mila in meno. E pure il reddito complessivo: - 9.32% rispetto al 2007 

L'indagine è stata svolta dal Sole 24 Ore (© ANSA)

BIELLA – Più di un biellese su tre dichiara redditi inferiori ai 15 mila euro. Per la precisione sono il 36,81%. Da solo, il numero già suggerisce ordini di grandezza non proprio incoraggianti, ma soprattutto la nostra provincia è «leader», si fa per dire, nel calo del numero dei contribuenti. Di questi ed altri dati rende conto un’elaborazione a cura del Sole 24 Ore basata sulle cifre delle denunce dei redditi 2016, divulgate dal dipartimento delle Finanze, e su una comparazione di queste con i numeri registrati dal 2007 in poi. 

I biellesi dai conti in rosso: 12 mila contribuenti in meno
In provincia di Biella, perché di base provinciale si parla, i contribuenti dal 2007 al 2015 sono scesi del 8,75%, peggio di noi hanno fatto solo Campobasso, Insernia e Vibo Valentia. Ma perché calano i contribuenti? I motivi sono due, nessuno dei quali positivo, una diminuzione demografica da un verso, e un aumento di tutta quella fetta di cittadini invisibili alle statistiche, perché chiudono l’anno a segno meno e non pagano le tasse, dall’altro.

La perdita di ricchezza: reddito totale a -9,32%
È pur vero che Biella nel complesso tiene, e la nostra provincia resta ad un onorevole 40° posto per reddito medio individuale (21.278 euro pro-capite), con un calo percentuale nel periodo 2007-2015 del - 0,57%. Ma la media la fanno i contribuenti, ovvero chi chiude in attivo e paga le tasse, quindi a far la differenza è quel -8,75%, circa 12 mila fette statistiche in meno in cui dividere la torta del reddito. Mettiamoci pure una quota di sommerso, che chi non dichiara c’è sempre, ma di fatto la provincia si è impoverita. Infatti se si supera lo scoglio della media e si guarda ai dati di reddito totale, il Biellese ha perso in ricchezza 9,3 punti percentuali. Nella hit nazionale è al 109° posto, superata solo da Isernia che ha perso più del 10%.

In negativo due province su tre
Non consola, ma siamo in buona compagnia: secondo l’elaborazione de Il Sole 24 Ore, due terzi delle province italiane hanno subito il contraccolpo della crisi a livello reddituale, ed il segno meno sul reddito pro-capite investe un po’ tutto lo stivale, a parte alcune lampanti eccezioni come Bolzano (+3.84%), o per restare più vicini a noi Vercelli (+0,35%) e Cuneo (+1,39%), due piemontesi che «la sfangano», seguite a ruota da Alessandria che resta sostanzialmente stabile.

I «paperoni» sono lo 0,61% dei contribuenti
Se a livello nazionale il reddito è sceso dell’1,32%, che corrisponde in valore d’acquisto a 278 euro in meno rispetto al periodo pre-crisi, c’è comunque ancora chi se la passa più che bene. I comunemente detti «paperoni», ossia chi dichiara più di 120 euro l’anno, si trovano soprattutto nelle grandi città, a Milano sono l’1,84% dei contribuenti e incidono sul reddito complessivo per il 17%, a Roma sfiorano il 12% del reddito complessivo, a Bologna, Bolzano e in Monza-Brianza si attestano sul 9%. Biella in tema di concentrazione della ricchezza non se la cava male, i «paperoni»  sono solo lo 0,61% dei dichiaranti, ma coprono il 6% del reddito complessivo. E teniamo conto che alcuni dei grandi ricchi non pagano le tasse neppure qui.