22 aprile 2019
Aggiornato 18:00
Economia biellese

Convegno Uib: la Cina è una grande opportunità per le imprese

L'economia del Paese asiatico è in costante crescita. Ferrero: «Si tratta di rivolgersi a questo “continente”, a questo incredibile mercato, con la giusta preparazione e i giusti investimenti»

BIELLA - «La Cina: in passato abbiamo trascorso diversi anni a organizzare seminari dal titolo «Cina: minaccia o opportunità». Mi sembra che abbiamo superato questo dilemma. Si tratta di rivolgersi a questo «continente», a questo incredibile mercato, con la giusta preparazione e i giusti investimenti. Quel Paese ha subìto cambiamenti radicali e l’approccio nel 2017 non può essere simile a quello del 2010 o del 2000». Con queste parole Claudia Ferrero, responsabile dell'Area Internazionale e Fiscalità dell'Unione Industriale Biellese, ha aperto martedì la presentazione, nella sede Uib, dell'ottava edizione del Rapporto annuale «Cina 2017 - Scenari e prospettive per le imprese».

Il punto
Il rapporto previsionale, elaborato dal Centro Studi per l'Impresa della Fondazione Italia Cina, è giunto quest’anno all’ottava edizione e raccoglie ricerche, analisi di rischio e previsioni nel breve-medio periodo sulla Cina; l'edizione del 2017 è composta da 486 pagine, 366 grafici, 65 tra tabelle e box.

Le dichiarazioni
«In un processo che prevede la crescita degli elementi propri di un modello più sostenibile (servizi, ambiente, qualità e boom dei consumi) e la riduzione delle criticità (investimenti improduttivi, debito e sovraccapacità produttiva) - ha spiegato Alberto Rossi, responsabile marketing della Fondazione Italia Cina e analista del CeSIF - l'economia cinese ha ottenuto nel 2016 successi sul primo versante, mentre i progressi per il secondo stentano a rispettare le previsioni: non si è avuto l'avanzamento atteso nella riduzione della sovraccapacità produttiva, la produzione industriale è cresciuta, il debito è esploso e gli investimenti in capitale fisso hanno ripreso a crescere».

I numeri
In un Paese nel quale il target di crescita del Pil per il 2017 è del 6,5% e prosegue la crescita dei consumi, trainati dal boom digitale, l'interscambio fa registrare 2.098,16 miliardi di dollari Usa (-7,71%, contro il -2,9% del 2015) e l'import 1.587,42 miliardi di dollari Usa (-5,49%, contro il -14,2% del 2015); in calo anche il surplus commerciale: l'avanzo per l'economia cinese è pari a 510,73 miliardi di dollari Usa (- 14%, contro il +54,8% del 2015). Una congiuntura negativa, questa, dovuta al processo di riforme che sta portando avanti la Cina verso una nuova normalità e un mercato più maturo, con una crescita più basata sui consumi che su investimenti ed esportazioni nette. Sono 170 contro 126 gli investimenti diretti esteri in uscita e in entrata, in miliardi di dollari Usa. Secondo il Rapporto annuale, per la prima volta nel 2015 la Cina è diventata un investitore netto, investendo nel mondo più di quanto i Paesi stranieri abbiano investito in Cina. Per quanto riguarda gli investimenti in entrata, la Cina è stata nel 2016 il terzo Paese al mondo per destinazione di flussi, dopo Stati Uniti e Regno Unito; l'Italia è stato il 19° Paese fonte di questi investimenti (223 milioni di dollari Usa), e il 30% di essi riguarda il settore manifatturiero. Sul fronte degli investimenti in uscita, la pubblicazione sottolinea come, tra il 2015 e il 2016, la quota di investimenti nel settore manifatturiero sia passata dal 13,72 al 19,42%.

Scenari
«Pur in un quadro che presenta indubbie difficoltà e che non è automaticamente sinonimo di rapida crescita ed espansione - ha affermato il direttore operativo della Fondazione Italia Cina, Marco Bettin, rivolgendosi agli imprenditori - c'è certamente ancora spazio per essere ottimisti. Il mercato cinese, complesso e dinamico, rimane certamente uno dei più strategici: occorre però adattarsi alla «nuova normalità» e cogliere le opportunità che si presentano. Le imprese dovranno adattare il loro approccio al nuovo contesto che, privilegiando la qualità, presenta indubbiamente nuovi spazi per le produzioni a più alto valore aggiunto, tipiche del nostro Paese. Di certo, nessuna società con ambizioni globali può e potrà permettersi di ignorare il mercato cinese».