16 novembre 2018
Aggiornato 02:30

Economia biellese: servono formazione, sostenibilità e tecnologia

L’assemblea Uib fa il punto sulla manifattura. Rondi: «servono più tecnici in uscita dalle scuole, 150 ogni anno». Piacenza: «consolidare la ripresa con competenza e sviluppo».
Il presidente UIb Carlo Piacenza ed il tavolo dei relatori
Il presidente UIb Carlo Piacenza ed il tavolo dei relatori (Corrado Sartini)

BIELLA – Sostenibilità, formazione e tecnologia sono le tre chiavi del volta dell’industria biellese, e non solo. Del presente e del futuro dell’imprenditoria locale si è parlato nei giorni scorsi, durante l’annuale assemblea pubblica di Uib, che è stato momento di riflessione sui punti caldi del comparto manifatturiero, grazie alla presenza in sala, accanto al presidente degli industriali Carlo Piacenza e del vice Ermanno Rondi, di Claudio Marenzi presidente di Confindustria Moda, e di Giulio Pedrollo, vicepresidente di Confindustria.

Il Biellese alla prese con sostenibilità, formazione e tecnologia
Il trittico sostenibilità, formazione, tecnologia, è una catena virtuosa, se innescata correttamente, come hanno sottolineato i relatori. La prima gioca a favore di ambiente e percezione sociale, temi ormai molto sentiti anche dai consumatori finali, la seconda fa da anello di congiunzione fornendo alle aziende i tecnici necessari per dare una svolta definitiva alla visione industriale del nostro Paese, la terza, porta alla realizzazione concreta, grazie anche all’intervento dell’Industria 4.0. Ma come rendere alla portata di tutti una rivoluzione industriale che è ormai nell’aria, e a che punto siamo nel Biellese?

Biella e la ripresa ancora timida
Carlo Piacenza sul tema ha fornito un quadro sintesi, sulla base dei dati elaborati da Sistema Moda Italia: «Dal 2013 il sistema moda italiano (67mila imprese che danno lavoro a 600mila persone) è cresciuto del 4,2%, a fronte di una crescita del Pil dell’1,8%. È un dato migliore di quello del settore meccanico e che diventa ancora più corposo se consideriamo i settori collegati al tessile abbigliamento. Segnali positivi arrivano anche nel Biellese, seppure timidi. Nei primi tre mesi di quest’anno - ha aggiunto il presidente dell'Uib - l’export della nostra provincia è cresciuto del 12,7% rispetto all’anno precedente, mentre il dato nazionale si attesta al +9,9%». L’obiettivo, ora, è consolidare la ripresa, mettendo al centro quelle che Piacenza ha definito, con molta concretezza come «le cose che contano».

Il presidente UIb, Carlo Piacenza

Il presidente UIb, Carlo Piacenza (© Corrado Sartini)

La sostenibilità: vocazione biellese con coniugazione mondiale
Come hanno sottolineato Marenzi e Piacenza l’Italia tutta è virtuosa per natura, il Biellese ne è un esempio, con le sue fabbriche «belle e pulite», così le ha chiamate il presidente Uib. Ma il percorso da fare è comunque lungo, soprattutto in riferimento alla reciprocità dei mercati ed alla diffusione del concetto di moda sostenibile: «Non è solo il prodotto finale a dover essere sostenibile, ma l'intero processo produttivo. Purtroppo, oggi, non in tutti i Paesi è così, anzi. Una consapevolezza, questa, che va trasmessa ai consumatori finali, i quali devono sapere che il made in Italy rispetta i requisiti di sostenibilità lungo l'intera filiera» ha affermato Marenzi.

A Biella c’è fame di tecnici, ne servono 150 ogni anno
Del ruolo dell'education in una società che sta affrontando il cambiamento ha parlato Ermanno Rondi. «Sono due le sfide che ci attendono - ha esordito - un ricambio generazionale e un cambio dei modelli organizzativi, che porterà a concentrarsi sempre più sul servizio piuttosto che sul prodotto». Il presidente del Gruppo Tecnico di Confindustria, Formazione professionale e alternanza scuola lavoro, ha ricordato che «nel Biellese si assumono ogni anno circa 3mila persone, la metà delle quali nel tessile. E nel nostro territorio diventa sempre più difficile reperire ogni anno quelle 150 figure professionali, quei tecnici, che servono alle aziende»
«Se non c'è una correlazione tra scuola e mondo del lavoro - gli ha fatto eco Piacenza - si finisce per creare solo disoccupati».

L’Industria 4.0, gli imprenditori al cospetto di una nuova filosofia
La formazione e la tecnologia, si sa, vanno a braccetto. Quindi se la scuola deve formare i tecnici, l’industria deve adeguarsi alle evoluzioni storiche. E qui spunta la famosa Industria 4.0, che non è solo una questione di tecnologica, ma un vero e proprio cambio di approccio filosofico ai concetti di produzione e vendita, al quale non si può approdare senza l’intervento del Governo. Come ha sottolineato Giulio Pedrollo, i primi risultati si stanno vedendo, ma il Paese ha bisogno di stabilità.