14 novembre 2018
Aggiornato 01:30

Pensioni all'estero, Boeri attacca: «Ne paghiamo per 1 mld a chi ha versato pochi anni di contributi»

L'Inps paga ogni anno circa 373mila pensioni a soggetti residenti all'estero per una spesa di oltre un miliardo di euro. Solo che, ha sottolineato il presidente dell’Inps Tito Boeri, l'83% di questi assegni ha alle spalle una contribuzione inferiore a 10 anni e beneficia quindi di prestazioni assistenziali aggiuntive.
Il presidente dell'Inps, Tito Boeri, lancia l'allarme sulle pensioni all'estero.
Il presidente dell'Inps, Tito Boeri, lancia l'allarme sulle pensioni all'estero. (ANSA/MATTEO BAZZI)

ROMA - Le pensioni all'estero sono «un'anomalia» e impoveriscono l'Italia. A denunciare il fenomeno è il presidente dell'Inps, Tito Boeri, che è intervenuto stamane in audizione davanti alla Commissione permanente italiani nel mondo della Camera dei deputati. Le pensioni pagate all'estero dall'Inps nel 2016, infatti, in oltre 160 Paesi, sia in regime di totalizzazione internazionale, sia in regime italiano, sono 373.265 per un importo complessivo di poco superiore a un miliardo di euro. Un vero e proprio tesoretto che il Belpaese trasferisce all'estero senza alcun ritorno economico. E molte di queste pensioni vengono erogate a fronte di contributi previdenziali estremamente brevi. 

La denuncia di Boeri
«Più di un terzo delle pensioni pagate a giugno 2017 hanno in verità periodi di contribuzione molto brevi, inferiore ai tre anni e il 70% ha una contribuzione in Italia inferiore ai 6 anni", ha sottolineato Boeri. Siamo quindi di fronte a periodi contributivi estremamente brevi in Italia: basti pensare che l'83% ha una contribuzione comunque inferiore ai 10 anni. Si tratta perciò, in tutti i casi di pensioni erogate all'estero, di durate contributive molto basse, ma nonostante ciò a fronte di questi contributi irrisori i beneficiari possono accedere a prestazioni assistenziali quali le integrazioni al minimo o la quattordicesima.

Lo iato tra i contributi versati e i benefici percepiti
Per Boeri, quindi, c'è chiaramente «uno iato» tra l'entità e la durata dei contributi e la possibilità ad accedere a delle prestazioni che vanno molto al di là dei contributi versati. Il presidente dell'Inps ha osservato che «malgrado i limiti posti dalla normativa nazionale e internazionale annualmente si versano a soggetti residenti all'estero integrazioni al trattamento minimo e maggiorazioni che costituiscono un'uscita per lo Stato italiano e che non rientra nel circuito economico del nostro Paese sotto forma di consumi». In parole povere si tratta di un costo significativo per il nostro Paese, e a fondo perduto.

L'Italia trasferisce soldi all'estero a fondo perduto
«E' come se l'Italia operasse un trasferimento verso paesi terzi senza avere alcun ritorno» economico, ha sottolineato il presidente dell'Inps. Guardando alla mappa dei paesi che ospitano italiani che ricevono la Quattordicesima, il maggior numero è «presente in Europa (39,6%) in America meridionale (36,1%) e in America settentrionale (12,6%)». Vale la pena sottolineare che le pensioni sono erogate dall'Italia invece che dal Paese in cui risiede l'emigrato e dove si pagano le tasse. Boeri sottolinea che si tratta di «un'anomalia», visto che «non c'è un quadro di reciprocità». E il fenomeno, ha concluso Boeri, «è in aumento sul 2017, a seguito degli interventi fatti, con la spesa per 14esime più che raddoppiata» e con l'aumento del flusso dell'emigrazione dall'Italia all'estero, soprattutto nella terza età.