14 novembre 2018
Aggiornato 08:00

Fricano resta in carcere. Il giudice non concede i domiciliari

Respinta la richiesta dell'avvocato del giovane che ha confessato, sabato, di aver ucciso la giovane Preti di Pralungo. Omicida sorvegliato a vista in via dei Tigli
Preti e Fricano: quando la relazione andava bene
Preti e Fricano: quando la relazione andava bene (Diario di Biella)

BIELLA - Niente arresti domiciliari per Dimitri Fricano, che sabato ha confessato dopo oltre un mese, di aver ucciso la fidanzata Erika Preti lo scorso 11 giugno in Sardegna, dove si trovavano in vacanza insieme. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Biella, infatti, Paola Rava, ha convalidato lo stato di fermo disposto dalla Procura, respingendo poi la richiesta fatta dai legali dal giovane. Il gip ha dichiarato la sua incompetenza ad accogliere il provvedimento, trasmettendo gli atti al Tribunale e alla Procura di Nuoro. Fricano, quindi, 30 anni, commesso in un negozio di via Italia, resta in carcere a Biella, a disposizione dell'autorità giudiziaria, con l'accusa di omicidio volontario.

CONTROLLI - Fricano è controllato a vista dagli agenti della Polizia penitenziaria del carcere di via dei Tigli, dopo la confessione avvenuta a distanza di oltre un mese durante il quale si è sempre dichiarato innocente e sostenendo la tesi di un'aggressione subita. Il colpo di scena è avvenuto sabato, quando il ragazzo insieme ai genitori si è prima presentato dal suo legale per poi andare direttamente in Procura a Biella. Dopodiché per il giovane si sono aperte le porte del carcere.

LA DIFESA - «Faremo istanza per ottenere i domiciliari al procuratore di Nuoro, Andrea Garau», dice l’avvocato biellese difensore del giovane, Alessandra Guarini. Probabile il tentativo da parte dei legali del ragazzo di sostenere quindi l'incompatibilità con il carcere da parte del proprio assistito, in ragione di problemi di salute. Ma tutta la linea difensiva, ora, va capita. Se prima infatti i legali di Fricano pareva puntassero sull'esplorazione di tutte le piste possibili (compresa quella di una presunta aggressione da parte di un "mostro") ora invece potrebbero preferire l'andare a processo con il rito abbreviato, quindi con quanto acclarato nelle indagini, e puntando sostanzialmente su uno sconto di pena.