15 ottobre 2018
Aggiornato 23:30

E' ancora un giallo la morte di Pietro Bello

Il medico legale ha chiesto al magistrato una proroga sugli iniziali sessanta giorni per consegnare il referto. I fatti risalgono allo scorso mese di aprile. Il netturbino Angileri, continua a rimanere in carcere
Pietro Bello ed il paese di Valle Mosso
Pietro Bello ed il paese di Valle Mosso (Diario di Biella)

BIELLA - Si dovrà attendere ancora qualche settimana per sapere come è morto Pietro Bello, il giostraio 55enne di Magenta ritrovato cadavere a Valle Mosso, nell'abitazione di un netturbino di 39 anni, Cristian Angileri. Il medico legale che ha eseguito l'autopsia, il dottor Roberto Testi, ha chiesto infatti una proroga agli iniziali sessanta giorni, per consegnare il referto sulle cause del decesso, vista la delicatezza del caso.

I FATTI - Di Pietro Bello si erano perse le tracce lo scorso 30 aprile, dopo che aveva detto alla moglie che usciva per fare un giro in auto. La sua misteriosa scomparsa era addirittura approdata anche alla trasmissione televisiva "Chi l'ha Visto", da dove era stato lanciato un appello. Intanto i carabinieri lavoravano nell'ombra, seguendo le tracce lasciate dal giostraio durante il suo viaggio e che portavano nel Biellese, a Valle Mosso, appunto. Le riprese delle telecamere di sicurezza lo immortalavano in compagnia di un 39enne del posto, Cristian Angileri. Poche domande ed era emerso che i due erano stati visti, da altri residenti, prendere un caffè insieme. Il 5 maggio, i militari dell'Arma facevano quindi irruzione nella casa dell'operatore ecologico dove, nascosto in soffitta, rinvenivano il cadavere del 55enne. Dalle prime indiscrezioni, non confermate, era emerso che potesse essere stato colpito con un oggetto contundente. Per questo si rivela fondamentale l'esito dell'autopsia, che farebbe la differenza in caso di condanna dell'Angileri, che continua a rimanere in carcere.