11 dicembre 2017
Aggiornato 05:00
Cronaca

Madre non maltrattava il figlio, bensì voleva parlasse cinese

A equivocare quanto stava accadendo una vicina di casa preoccupata per le sorti del bambino, che ha contattato le forze dell'ordine

Una pattuglia dei carabinieri (© Adobe Stock)

BIELLA - «Venite, presto. C'è una persona che sta maltrattando il figlio». È pressapoco questo il tenore della chiamata giunta mercoledì 2 agosto, alla centrale operativa dei carabinieri (il servizio del "112") da parte di una donna di Biella. Dalla sua finestra aveva notato, nel palazzo di fronte, una scena che le era sembrata particolarmente grave.

LA VICENDA - Immediato l'intervento di una pattuglia dell'Arma che ha scoperto una verità decisamente diversa. Non si trattava di maltrattamenti, ma di un semplice rimbrotto. La madre asiatica 50enne di un adolescente, visto che lui si ostinava a non voler parlare il cinese, lo aveva pesantemente redarguito.

IL RISPETTO DELLA TRADIZIONE - Forse vedeva nel suo rifiuto, il volersi distaccare dalle tradizioni del paese di origine. E questo problema lo vivono anche i genitori di altre etnie presenti sul territorio. Per questo la comunità islamica da anni fa frequentare ai più piccoli corsi di lingua araba, aperti anche agli occidentali. Ma non solo. I bambini vengono inseriti in cori che propongono, durante eventi e spettacoli, canzoni tanto del repertorio magrebino che italiano.