23 settembre 2017
Aggiornato 05:30
Agricoltura

Vendemmia, nel Biellese è salva

Cali di produzione anche da noi, ma non ai livelli registrati nel Centro-Sud. Pronostici ottimi per la qualità, ed i produttori locali sperimentano con invecchiamenti inediti e vini senza solfiti

Vitigni Pozzo a Viverone (© Diario di Biella)

BIELLA  - Assoenologi ha dovuto rivedere le stime, proprio in questi giorni l’associazione ha ritoccato al ribasso sui quantitativi previsti per la vendemmia ormai prossima. Causa caldo e siccità, si denuncia, la produzione nazionale rischia di scendere sotto i 40 milioni di ettolitri, contro i 54,1 del 2016. Colpite soprattutto le vigne del centro-sud, mentre il Piemonte se la cava, tutto sommato, benino (-15%), e il Biellese, in questo frangente non piange miseria, anzi. I quantitativi sono un po’ in calo, ma in quanto a qualità le prospettive sono buone.

IL VIVERONESE - Partendo da sud, nella zona del lago, nota per i suoi Erbaluce, i produttori segnalano un calo di produzione da imputare soprattutto alle gelate del mese di aprile, più che al caldo estivo che invece ha assillato altre aree. Lo conferma Paolo Zaniboni dell’azienda agricola La Favorita : «Il freddo in primavera ha bruciato molte gemme, ci sono alcune piante in cui non si conta neppure un grappolo, in compenso l’uva rimasta è di ottima qualità. Se il tempo ci accompagna, la vendemmia sarà anticipata di 10 o 15 giorni, visto che la maturazione è già a buon punto». Sulla stessa linea anche Elisa Pozzo, dell’omonima azienda agricola: «Faremo un po’ meno quantità, ma siamo stati graziati dalla grandine, che invece ha colpito duramente altrove, e questo è già tanto. In generale anche la siccità ha influito sull’abbassamento delle rese».

NORD PROVINCIA – Sul ruolo del caldo una spiegazione più articolata arriva da Andrea Manfrinati: «Le temperature alte sono positive di giorno, ma se nella notte non rinfresca la mancanza di escursione termica non permette alle piante di rivitalizzarsi, e quindi va a incidere sulla produzione – spiega l’esperto di vinificazione e socio di Castello di Montevallo – nella zona di Vigliano possiamo già prevedere una campagna molto positiva. Quindici giorni fa ci sono state delle grandinate che hanno rallentato la maturazione, quindi per i nebbioli si andrà in vendemmia a fine settembre». Ottimi secondo Manfrinati anche i riscontri dalla zona di Roppolo, dove Castello di Montecavallo ha alcune vigne destinate alla produzione di bianco.

MENO SOLFITI E PIÙ INVECCHIATI – Tra le novità per l’annata 2017 meritano, senza dubbio, una segnalazione due trend: da un lato per gli Erbaluce proseguono e si incrementano le ricerche sull’invecchiamento, dall’altro c’è chi punta su bio e azzeramento dei solfiti.
«L’Erbaluce per struttura ed acidità può riservare grosse potenzialità nel tempo – spiega Elisa Pozzo – su questa scorta stiamo facendo degli esperimenti di invecchiamento, pensando ad un vino che non vada bevuto solamente giovane, ma possa sviluppare nuove complessità invecchiando». D’altro canto al Castello di Montecavallo di Vigliano si lavora sul biologico: «È un comparto nel quale ci stiamo perfezionando – commenta Manfrinati – oltre ai vini bio, che da disciplinare devono avere il 30% in meno di solfiti, produciamo già l’etichetta Bastian, un vino a solfiti zero».