24 novembre 2017
Aggiornato 21:00
Economia del Biellese

Bilancio positivo per il Gruppo Banca Sella nei primi nove mesi del 2017

L'utile netto consolidato è di 47,3 milioni di euro, conferma dell’elevata solidità patrimoniale. Proseguono gli investimenti in innovazione e fintech, che rappresentano tradizionalmente uno dei principali ambiti di crescita e sviluppo del gruppo

Il Ceo di Banca Sella, Pietro Sella, all'inaugurazione del Milan Fintech District (ANSA/ DANIEL DAL ZENNARO) (© ANSA)

BIELLA - Bilancio positivo per il Gruppo Banca Sella, che ha chiuso i primi nove mesi del 2017 con un utile netto consolidato di 47,3 milioni di euro, la conferma dell’elevata solidità patrimoniale, l’aumento della raccolta e degli impieghi e l’ulteriore miglioramento della qualità del credito. Il risultato netto ottenuto senza considerare le componenti straordinarie, tra cui la cessione della partecipazione in Compagnie Financière Martin Maurel con impatto positivo e le svalutazioni delle contribuzioni e degli impegni al Fondo Atlante e allo Schema volontario del Fondo interbancario di tutela dei depositi con impatto negativo, sarebbe stato di 28,4 milioni di euro, in crescita rispetto ai 22,6 milioni di euro dello stesso periodo dell’anno precedente al netto delle componenti non ricorrenti. Il risultato era stato di 87,6 milioni di euro per effetto dell’acquisizione di Visa Europe, di cui Banca Sella era azionista, da parte di Visa Inc, di cui Banca Sella è ora azionista, e della cessione della compagnia Cba Vita ad Hdi Assicurazioni.
 
I NUMERI - Particolarmente solida la posizione patrimoniale. Il Cet1 del Gruppo è infatti risultato pari al 12,18% (era 12,09% al 30 giugno 2017), ampiamente superiore alla soglia del 6% assegnata nell’ambito del processo di revisione prudenziale SREP, e il Total Capital Ratio è risultato pari al 14,13% (era 13,53%), anche in questo caso superiore alla soglia assegnata del 9,75%. Tra le società del Gruppo, il Cet1 di Banca Sella è pari al 15,70% (era 15,52%) e il Total Capital Ratio al 20,52% (era 18,49%), mentre il Cet1 di Banca Patrimoni Sella & C. è pari al 14,94% (era 15,06%) e il Total Capital Ratio del 14,94% (era 15,06%). Positivi anche gli indicatori relativi alla liquidità: l’indice LCR del Gruppo è risultato pari a 190,5%, rispetto al limite minimo dell’80%, che dal 2018 salirà al 100%; l’indice NSFR è risultato pari a 134,1%, rispetto al limite minimo del 100% che entrerà in vigore nel 2018.
 
MERCATO - La raccolta globale al valore di mercato comprensiva dei Pct è cresciuta del 7,6%, attestandosi a 35,7 miliardi di euro, e la raccolta diretta comprensiva dei Pct è cresciuta del 7,9%, attestandosi a 11,8 miliardi di euro. La raccolta netta da clientela è cresciuta di 1,7 miliardi di euro. Gli impieghi sono aumentati dell’8,7%, attestandosi a 8,6 miliardi di euro. Ulteriormente migliorati anche gli indicatori della qualità del credito: le rettifiche di valore nette sono diminuite del 31,4% e il rapporto su base annua tra rettifiche e totale degli impieghi al netto dei Pct è sceso allo 0,6%. Il tasso di copertura dei crediti deteriorati è sceso al 49,2% (era 51,1% al 31 dicembre 2016) e il tasso di copertura sulle sole sofferenze è sceso al 59,3% (era al 61,7%), in conseguenza ad alcune cessioni di crediti allocati in sofferenza, con una bassa previsione di recupero e quindi con adeguato grado di copertura, effettuate da alcune società del Gruppo. Il rapporto tra crediti deteriorati netti e totale degli impieghi netti è stato pari al 6,5% (era al 7,5%), migliore rispetto alla media del settore pari al 9,4% al 31 dicembre 2016. Il rapporto tra crediti deteriorati lordi e totale degli impieghi lordi è stato pari al 12% (era 14,2%), migliore rispetto alla media del settore pari al 17,3% al 31 dicembre 2016. L'indice Texas Ratio del Gruppo è ulteriormente migliorato al 67%, confermandosi tra i migliori del settore bancario italiano.
 
CRESCITA - Grazie ai risultati positivi ottenuti nei principali settori di business del Gruppo, i ricavi netti da servizi sono cresciuti del 12,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, attestandosi a 223,6 milioni di euro. Il margine di intermediazione è cresciuto del 3,3%, attestandosi a 396,7 milioni di euro. Il margine di interesse è diminuito del 6,2%, attestandosi a 173,1 milioni di euro. I costi operativi sono saliti del 6,3%. Sulla dinamica dei costi hanno inciso per 2,7 milioni i contributi ai fondi di risoluzione e la diminuzione dei proventi derivanti da minori commissioni nei confronti della clientela.
 
BANCA SELLA - Positivi i risultati di Banca Sella, che ha chiuso i primi nove mesi del 2017 con un utile netto di 14,5 milioni di euro. Senza considerare le componenti non ricorrenti, tra cui l’impegno allo Schema volontario del Fondo interbancario di tutela dei depositi, l’utile netto sarebbe stato di 18,3 milioni di euro, in leggera diminuzione rispetto ai 20,8 milioni di euro dello stesso periodo dell’anno precedente al netto delle componenti non ricorrenti (era stato di 64,9 milioni di euro per effetto dell’acquisizione di Visa Europe, di cui Banca Sella era azionista, da parte di Visa Inc, di cui Banca Sella è ora azionista).  Si conferma solida la posizione patrimoniale della Banca: il Cet1 è risultato pari al 15,70% (era 15,52% al 30 giugno 2017) e il Total Capital Ratio è risultato pari al 20,52% (era 18,49%). Positivi anche gli indicatori relativi alla liquidità: l’indice LCR della Banca è risultato pari a 216,2%, rispetto al limite minimo dell’80%, che dal 2018 salirà al 100%; l’indice NSFR è risultato pari al 163%, rispetto al limite minimo del 100% che entrerà in vigore nel 2018.
 
MONDO - La raccolta globale al valore di mercato è cresciuta del 2,9%, attestandosi a 25,6 miliardi di euro, la raccolta indiretta è cresciuta del 3,3%, attestandosi a 15,6 miliardi di euro, la raccolta diretta è cresciuta del 2,3%, attestandosi a 9,9 miliardi di euro. Gli impieghi sono cresciuti dell’1%, attestandosi a quota 7,1 miliardi di euro. Ulteriormente migliorata la qualità del credito: le rettifiche di valore nette sono diminuite del 22,5% e il rapporto su base annua tra rettifiche e totale degli impieghi al netto dei Pct è sceso allo 0,6%. Il tasso di copertura dei crediti deteriorati è sceso al 48,5% (era 50,1% al 31 dicembre 2016), mentre quello di copertura sulle sole sofferenze è sceso al 58% (era 60,4% al 31 dicembre 2016), in conseguenza ad un’operazione di cessione dei crediti in sofferenza. Il rapporto tra crediti deteriorati netti e totale degli impieghi netti è stato pari al 6,5% (era al 7,4%), migliore rispetto alla media del settore che al 31 dicembre 2016 era pari a 9,4%. Il rapporto tra crediti deteriorati lordi e totale degli impieghi lordi è stato pari al 11,9% (era 14,2%), migliore rispetto alla media del settore pari al 17,3% al 31 dicembre 2016. L’indice Texas Ratio della banca è ulteriormente migliorato al 75,6%, confermandosi tra i migliori del settore bancario italiano.
 
RICAVI - I ricavi netti da servizi sono aumentati del 5,2%, attestandosi a 155,7 milioni di euro. Il margine di intermediazione è risultato in leggera diminuzione dello 0,2%, attestandosi a 263,3 milioni di euro, mentre il margine di interesse è sceso del 7,1%, attestandosi a 107,6 milioni di euro. I costi operativi sono saliti del 4,8%. Sulla dinamica dei costi hanno inciso per 1,9 milioni i contributi ai fondi di risoluzione e la diminuzione dei proventi derivanti da minori commissioni nei confronti della clientela.
 
INNOVAZIONE - Proseguono gli investimenti in innovazione e fintech, che rappresentano tradizionalmente uno dei principali ambiti di crescita e sviluppo del gruppo. Il suo polo d’innovazione SellaLab si è fatto promotore dell’apertura a Milano del primo Fintech District italiano, un ecosistema aperto a tutti gli operatori del settore per favorire la nascita di collaborazioni industriali e commerciali, attrarre nuovi investimenti e dare impulso allo sviluppo del fintech nel Paese. Banca Sella, inoltre, ha lanciato la prima «open banking platform» in Italia e tra le prime a livello internazionale, aprendo la propria infrastruttura tecnologica e informativa a imprese e startup con le Api (Application Programming Interface), anticipando la direttiva europea sui pagamenti Psd2 che entrerà in vigore nel 2018.