21 settembre 2018
Aggiornato 05:30

Il Cappellificio Cervo tornerà a produrre

Vincenzo Caldesi acquisisce l’azienda per 500mila euro e ne annuncia il rilancio. Un piano di investimenti da 2 milioni di euro con partner esterni

SAGLIANO MICCA – Arriva una terza chance per lo storico stabilimento del cappello. Nato nel 1897 e attivo in grande spolvero per parecchi decenni, al rilancio – purtroppo finito male - nel 2009 con il passaggio alla Bigli 1 sotto la guida Maurizio Romiti, ora il Cappellificio Cervo torna in mani biellesi, grazie alla recente acquisizione da parte dell’imprenditore Vincenzo Caldesi.

INVESTIMENTI E PARTNER - Aggiudicandosi l’asta giudiziaria della scorsa settimana, Caldesi con 500 mila euro si è «portato a casa» immobili, macchinari e marchi, e metterà in moto un recupero tout court dell’azienda per un valore complessivo di 2 milioni di euro. Proprio a questo punto entreranno in scena alcuni partner economici, di cui per motivi discrezionali non sono ancora stati svelati i nomi. Quel che invece appare certo fin da subito, è che per il Cappellificio si profila un piano di restyling atto a far riprendere la produzione entro l’inizio dell’estate.

PASSAGGI DI PROPRIETÀ - Ma prima di guardare alla rimessa in funzione, ormai imminente, di un motore storico dell’artigianato d’eccellenza biellese, facciamo un passo indietro. Cappellificio Cervo ha chiuso i battenti nel dicembre 2016, quando la precedente proprietà guidata da Maurizio Romiti ha gettato la spugna e messo in liquidazione l’azienda a causa dei troppi debiti pregressi. Un anno intero con le serrande abbassate, fino all’asta del 9 gennaio, dove entra in scena un personaggio che in realtà del Cappellificio sapeva già molto. Caldesi, infatti, ne è stato azionista dai primi anni 2000: quote minoritarie che però gli hanno permesso di far parte del CdA e d’approcciarsi anche al mondo della produzione di accessori. Nel frattempo, Caldesi è stato ed è membro del CdA di Elah- Dofour ed elemento di spicco in seno al Liquorificio Rapa Giovanni di Andorno.

RESTYLING – La «fabbrica – museo» che ha vestito teste celebri in tutto in mondo, si prepara ad un nuovo corso. Con la riapertura dello stabilimento, la nuova proprietà mette in campo un riassetto aziendale trasversale, che partendo dal ripristino strutturale dei macchinari rimasti fermi per un anno intero, spazia a nuove politiche aziendali, riferite soprattutto al recupero dei clienti lasciati per strada dopo la chiusura e all’ampliamento dei contatti commerciali, e ad una vision rinnovata in ambito fashion. Perché la moda cambia e gli accessori, seppure di ottima fattura, devono saperne seguire i trend. Spazio a nuove idee, dunque, pur nel rispetto della tradizione firmata Cervo, Barbisio e Bantan, i tre brand d’eccellenza prodotti nel sito di Sagliano.

LA STORIA – Per finire, un paio di cenni storici, lo stabilimento li merita: il cappellificio è stato fondato nel 1897 come società cooperativa in un’area in cui i mastri cappellai hanno proliferato, creando una tradizione d’artigianato d’eccellenza formidabile. Nella prima metà del ‘900 la produzione ha viaggiato a vele spiegate, fino a raggiungere i 1.300 pezzi al giorno, dal 1982 il Cappellificio Cervo ha inglobato anche il marchio Barbisio, uno dei più noti sul mercato degli accessori. Poi il declino, sul quale ora si spera d’aver posto la parola fine.