21 settembre 2018
Aggiornato 20:00

Stili di vita corretti, le donne migliori degli uomini

È quanto emerge da uno studio condotto dalle psicologhe del Centro di promozione della salute dell’Azienda sanitaria locale di Biella
Gianni Bonelli
Gianni Bonelli (Diario di Biella)

BIELLA - Esiste una differenza tra uomini e donne nell’accettare di adottare un cambiamento nel proprio stile di vita? Sembrerebbe di sì. È quanto emerge da uno studio condotto dalle psicologhe del Centro di promozione della salute dell’Azienda sanitaria locale di Biella, nell’ambito di un progetto europeo chiamato Empowering Hospital, cofinanziato attraverso il programma HEALTH 2014/2020 per sperimentare a livello ospedaliero nuove tecniche di promozione della salute. L’indagine è stata realizzata su un campione composto da 823 persone comprendente non solo i pazienti, ma anche i loro famigliari e chi in ospedale ci lavora, coinvolti attraverso colloqui motivazionali in percorsi personalizzati per analizzare il proprio stile di vita e rintracciare una chiave di motivazione al cambiamento. Un termine, empowering, che in sanità è legato soprattutto alla motivazione e consapevolezza dei pazienti nel poter incidere sulla propria salute. Quattro i fattori di rischio presi in esame: alcol, alimentazione, fumo e sedentarietà. Tutti i risultati saranno presentati in occasione di un convegno organizzato sabato 10 marzo a Città Studi a Biella, ma un primo filone della ricerca scatta una fotografia sulla medicina di genere da cui le donne sembrerebbero essere le più propense a rivoluzionare le proprie abitudini. A guidare i colloqui con le psicologhe è un bilancia decisionale che ruota su 6 step fondamentali, 6 passaggi che possono determinare la ruota del cambiamento: precontemplazione, contemplazione, preparazione, azione, mantenimento e ricaduta. 

I DATI - La motivazione del gentil sesso appare più forte e incisiva nel voler ridurre il consumo di alcol: 48% contro il 33% degli uomini. 
I fattori di rischio connessi a una alimentazione sbagliata sono più diffusi nella popolazione maschile: 39% contro il 33% delle donne. Queste ultime sembrano, dunque, più attente a consumare frutta e verdura e nonostante risultino più sedentarie – dato che trova affermazione anche tra le operatrici in media più giovani del campione utilizzato – nel momento in cui viene loro proposto un cambiamento nello stile di vita sono loro ad avere una percentuale più alta di mantenimento di tale cambiamento.

IL PROGETTO - Un progetto che ha preso il via nel 2015, quando l’Asl di Biella ha ricevuto un finanziamento per coordinare altri 4 centri europei tra cui due universitari (Università del Piemonte Orientale e l’Università di Dublino) un ospedale di grande dimensioni spagnolo (Ospedale La Fè di Valencia), un centro di assistenza e ricerca neurologica in Lituania (Lithuanian Sclerosis Multiple Union). 
L’interesse della Commissione Europea è nato dall’unicità di voler sperimentare un intervento di promozione della salute all’interno di un ospedale pubblico di stampa generalista, dedicato tradizionalmente alla diagnosi e cura. La sfida adesso è quella di utilizzare gli esiti della ricerca per studiare in modo più approfondito la relazione dello stress, anche da lavoro correlato prevedendo interventi mirati alla prevenzione e alla diagnosi/intervento. 


 

Il pubblico in sala

Il pubblico in sala (© Diario di Biella)