16 ottobre 2018
Aggiornato 09:30

Mille miglia con le due generazioni di Ford Ecosport

La prova su strada del suv medio della casa americana in un confronto tra il nuovo modello e quello precedente
Si parla della nuova Ford Ecosport
Si parla della nuova Ford Ecosport (Nuovaassauto)

Venerdì 2 marzo 2018. Alle sette e mezza suona la sveglia, rimbombando nella mia camera in provincia di Biella, apro gli occhi di colpo: fra tre ore avrei avuto un esame del corso di ingegneria meccanica a Torino, al Politecnico. Nemmeno il tempo di scendere in cucina per fare colazione e mi accorgo che fuori è tutto bianco: almeno dieci centimetri di neve ricoprivano il giardino. Nel mio garage c’è un Ford Ecosport anno 2017, con un 1.5 turbo diesel da 95 cavalli, trazione anteriore. Devo andare a far l’esame. Doccia, colazione rapida e salto a bordo del mezzo gentilmente prestato dalla concessionaria Nuova Assauto di Gaglianico.

Ford Ecosport

Ford Ecosport (© Nuovassauto)

Apro la portiera con le chiavi in tasca: c’è il key-less, comodissimo, premo il pulsante di avviamento e in tempo zero il SYNC si collega al Bluetooth del mio telefono, permettendomi di gestire, dai comandi sul volante – vocali e non -, tutto ciò che mi serve, senza distrarsi. Con un minimo slittamento per uscire dal mio cortile, il mio Ecosport bianco - come il paesaggio innevato - mi porta in strada e, in pochi chilometri, il motore si scalda e smette di emettere il tipico rumore rauco dei motori diesel freddi e che entra - non tanto piacevolmente - in abitacolo. Nel frattempo, l’ottimo climatizzatore automatico porta in breve tempo l’abitacolo alla temperatura impostata di venti gradi. Brevissima sosta caffè e riparto in direzione Torino seguendo le lunghe strade extra-urbane fino a Rondissone. Nonostante sia la versione Titanium, non c’è il navigatore, che si deve pagare a parte. Frenate, ripartenze, rotonde e curvoni veloci non sono un problema considerando il fondo bagnato e la neve che continua a cadere, inoltre, alla minima perdita di aderenza, il controllo di trazione interviene prontamente garantendo sempre un’ottima aderenza e una buona tenuta di strada sui quattro cerchi in lega da sedici pollici.

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Entrato in autostrada, sento subito la mancanza del cruise control, ma noto la buona insonorizzazione dell’abitacolo che, con un po’ di musica riprodotta dal discreto impianto audio firmato Sony, permette di viaggiare senza fastidi. Appoggio il gomito sul piccolo bracciolo richiudibile, presente solo sul sedile del guidatore e che intralcia l’azionamento del freno a mano, e mi metto comodo. Cosa manca? La sesta marcia! Al posto di questa c’è la retro, che si inserisce senza premere o alzare la leva del cambio, avrei preferito uno di questi metodi, soprattutto vista dov’è posizionata e si è abituati ad avere la sesta. Se quindi non vi sono fruscii aereodinamici fastidiosi, abbassando la musica, per tenere il limite autostradale, si sente il motore frullare a oltre tremila giri, una sesta di riposo avrebbe fatto comodo, e, a pensarci bene, il nuovo modello ce l’aveva! Sì, perché, giusto la settimana prima, ho avuto tra le mani il nuovo modello di Ecosport, con cui ho percorso gli stessi chilometri, circa ottocento, prima sul nuovo, poi sul precedente, ed è proprio il fatto di essere passato da quello nuovo a quello «vecchio» che ho notato molte differenze. Il nuovo modello ha la versione migliorata dello stesso motore, che raggiunge 100 cavalli, risultando, non tanto più potente, ma quanto più fluido e regolare, meno ruvido nell’erogazione, meno rumoroso e, grazie alla sesta marcia, più adatto alle lunghe percorrenze, riducendo il numero di giri e quindi anche i consumi.

E se sul modello precedente, sui cui mi trovavo quella mattina in direzione Torino, ho notato qualche oscillazione di troppo sugli avvallamenti autostradali, sul  modello nuovo, si viaggia ancora più piantati a terra, con una migliore sensazione di stabilità e sicurezza. Inoltre, anche il livello di insonorizzazione dell’Ecosport 2018 è maggiore, ma il vero salto di qualità è dato dalla cura degli interni: materiali e assemblaggi non hanno nulla a che vedere con quelli del modello precedente. Non parlerei, quindi, di un restyling, ma di una rivoluzione, non tanto della parte esterna, che pur affilando e irrobustendo la linea, ricalca quella precedente, ma della parte interna. È tutto più curato, la plancia è ordinata, il feeling al tatto è decisamente migliore, il feedback dei tasti è più piacevole e non si percepiscono gli stessi scricchiolii presenti sul precedente modello e che mi hanno accompagnato durante il mio viaggio, soprattutto sui dossi e i tombini della trafficata Torino, dove, nonostante le sospensioni assorbissero bene, ho notato qualche «rumoraccio» di troppo, cosa che non accade invece sul modello nuovo. E se il piacere di guida è garantito da questo grande miglioramento nella costruzione e nella scelta dei materiali, viene maggiormente marcato da una migliore tenuta di strada e da uno sterzo più preciso e affilato, soprattutto tra le curve strette, che siano esse di montagna o di città, dove, in quest’ultima mette a proprio agio, garantendo sempre unottimo carico, anche in fase di parcheggio.

La nuova Ecosport

La nuova Ecosport (© Nuovassauto)

Mentre ero intento a farmi questo confronto mentale, con l’idea di farne un articolo, arrivo a Torino, e lì apprezzo e capisco appieno il senso dei crossover: un’auto piccola, agile e con dimensioni poco impegnative, che permette di svincolarsi bene nel traffico,regalandola piacevole sensazione di avere tutto sotto controllo, grazie alla guida rialzata, e, se poi consideriamo che entrambe le versioni offrono un cambio morbido e una frizione leggera, calza tutto a pennello. Ciliegina sulla torta? L’Ecosport 2018 offre, sul listino, il cambio automatico e la trazione integrale. Ma mentre i due Ecosport litigavano nella mia mente, mi trovo davanti al Politecnico, parcheggio in fretta – buona la visibilità grazie al posteriore squadrato ma…lunga vita ai sensori di parcheggio – e mi fiondo nell’aula dell’esame, ma, quella, è un’altra storia.

Alessandro Raccone

Alessandro Raccone (© Nuovassauto)

Alessandro Raccone
Nato a Biella il 19 agosto 1996, studente di ingegneria al Politecnico di Torino, è un vero appassionato di foto oltre che di auto. La sua passione per le auto lo ha portato a fondare insieme ad altri ragazzi Driving Project.

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