23 ottobre 2018
Aggiornato 05:30

Artigianato biellese, specchio di un’economia che non riparte

Nel Biellese il settore conta 12mila addetti, ma i bei tempi dell’«impresetta» son passati. «In molti devono rompere il salvadanaio che contiene i risparmi di una vita» parla Luca Guzzo di CNA
Luca Guzzo, direttore generale di CNA Biella
Luca Guzzo, direttore generale di CNA Biella (Diario di Biella)

BIELLA – «L’artigianato è lo specchio di un paese» lo dice Luca Guzzo, direttore generale di CNA Biella, e facendo un piccolo test viene difficile non dargli ragione. Chi di noi non ha almeno un amico, un parente o anche solo un vicino di casa che fa l’artigiano? Eseguite un rapido conto e noterete che 1 è una cifra decisamente sottostimata, vi basterà fare il giro della via o dell’isolato in cui vivete per superarla ampiamente. Nel Biellese il settore impiega circa 12mila addetti – quasi quanto il tessile – e le imprese che vi fanno capo sfiorano il 30% delle registrazioni presenti in Camera di Commercio: tanto basta per dare un ordine di grandezza all’importanza ricoperta dall’artigianato nel tessuto sociale ed economico locale. Peccato che l’immagine riflessa dallo specchio di cui sopra non sia delle migliori.

Biella maglia nera del Piemonte, ma l’occupazione tiene
Lo dicono i numeri della recente indagine annuale di settore effettuata da CNA e lo dicono i commenti dei diretti interessati. Nel 2017 le imprese sono diminuite ancora (-2,41%), e nei primi tre mesi del 2018 hanno chiuso i battenti altre 80 attività, facendo del Biellese la maglia nera del Piemonte in quanto a crescita. Cosa significa? Significa meno falegnami, muratori, idraulici, solo per citare qualche esempio, tutte occupazioni legate a bisogni pressoché quotidiani, e se le famiglie non sono disposte a spendere neanche per quelli non è buon segno. «Ecco cosa intendo quando dico che l’artigianato è lo specchio di un Paese – commenta Guzzo – situazioni come la nostra sono sintomo di un’economia avvitata su se stessa, che non riesce ad uscire dalla crisi. Vale per l’intera Italia e vale particolarmente per il Biellese, dove la categoria negli ultimi dieci anni è diventata sempre più fragile». L’unica nota positiva arriva dall’occupazione, che ha chiuso il 2017 con un saldo positivo, complici i contratti a tempo determinato.

I bei tempi dell’«impresetta» sostituiti da tasse e burocrazia da record
I tempi in cui avere una piccola impresa garantiva una vita agiata e un futuro sicuro per la famiglia sono passati, oggi chi fa l’artigiano si ritrova a dover rispondere a tassazioni, norme ed obblighi che lasciano ben poco margine di manovra ai risparmi. Quantomeno questo è il quadro che emerge dai dati raccolti da CNA tra i suoi iscritti, che confermano tasse e burocrazia – quasi a pari merito – come i due mali maggiori. «I problemi restano sostanzialmente gli stessi secondo i due terzi dei nostri associati – prosegue il direttore generale di CNA – con l’aggravante di un’economia che non sta ripartendo e di un mercato asfittico, anche geograficamente. L’artigiano non ha il traino dell’export, né per ovvie ragioni si allontana molto dalla propria zona di riferimento» quindi, se la richiesta in zona manca, scattano i problemi. «Abbiamo 1200 iscritti e di salvadanai ne abbiamo visti rompere un bel po’ – ammette Guzzo – l’artigiano di oggi è sempre più spesso una persona che si contenta di arrivare alla fine del mese, e che deve investire i propri risparmi nell’attività per poter andare avanti».

Più infrastrutture, più finanziamenti e meno burocrazia
Se i due nodi cruciali restano gli stessi, le risposte secondo CNA sarebbero da ricercare in una politica differente: «Non è un mistero che al decrescere della dimensione, le imprese soffrano di una scarsità di risorse finanziarie e stentino a fare rete. Ma è altrettanto vero che in Italia infrastrutture, specie digitali, inadeguate e legislazioni incostanti e frammentarie frenano le attività – argomenta Guzzo – servono possibilità di investimento accessibili a tutte le imprese, a prescindere dalle dimensioni, con misure semplici e sufficientemente prolungate. E poi, meno burocrazia: se chiedo ad un mio associato che cosa desidera di più, la risposta è sicuramente meno documentazione, meno carta da compilare».