2 giugno 2020
Aggiornato 16:30
Lavoro

Precariato: il filosofo Diego Fusaro a Biella per approfondire il fenomeno

L'intellettuale Presenterà il suo nuovo libro «Storia e coscienza del Precariato - Servi e signori della globalizzazione»

BIELLA – Venerdì 22 giugno, presso la Sala convegni Biverbanca (via Carso 15), il noto filosofo ed intellettuale indipendente Diego Fusaro ci guiderà in un’approfondita immersione speleologica del fenomeno sociale, nuovo e lacerante, del precariato. Ospite dell'Associazione Culturale «432HZ», Diego Fusaro presenterà il suo ultimo libro «Storia e coscienza del precariato» edito da Bompiani.

I limiti della precarietà
Passando arditamente attraverso Hegel, Marx e Guénon, l'autore ricorda che il termine precario, rimanda al latino prex, precis, la «preghiera». Nel senso di ciò che si ottiene tramite la preghiera e si esercita solo in quanto concesso dalla benevolenza altrui. Da cui la figura del precario, soggetto sociale instabile e sottoposto a revoche improvvise. L’assenza a priori di un posto di lavoro a tempo indeterminato, infatti, non crea solo dinamiche economiche funzionali a precisi progetti di accumulo, ma produce anche comportamenti sociali che caratterizzano la sindrome del precariato. La precarietà impedisce agli individui di stabilizzarsi sentimentalmente, lavorativamente e politicamente e di conseguenza, nega loro il diritto di maturare e di diventare adulti. Li costringe a essere eternamente giovani ed eternamente precari, in attesa di una stabilizzazione rinviata sine die. I giovani in preda al capitalismo flessibile attendono per tutta la vita una maturità e una stabilizzazione che non giungeranno mai. La precarizzazione del mondo della vita e l’infantilizzazione della società appaiono, dunque, come reciprocamente innervate.

Il libro
Il libro è un denso excursus di riflessioni relative alle dinamiche socio-economiche che hanno portato alla situazione attuale in cui gli «oratores del turbocapitalismo imperante» mantengono, rinnovano e tramandano il monologo elogiativo dell’ordine dominante persuadendo i ceti sconfitti dalle politiche liberiste, dell’intrinseca bontà dell’universalismo del mercato e dell’insindacabile verità del teorema tra libertà e mondializzazione.  Fusaro ci mette anche in guardia dalla presunta opposizione al sistema portata avanti dagli anarchici new global. La cosiddetta «controcultura» hippy spiega Fusaro, «E' avversa alla sovranità dello Stato nazionale non meno di quanto lo siano le oligarchie finanziarie di cui Soros e Rockefeller sono espressione: auspicando una mondializzazione anti-autoritaria dei consumi, legittima da sinistra ciò che l’oligarchia competitivista santifica da destra». In sostanza, la Destra del Danaro e la Sinistra del Costume hanno nell’orizzonte post-1989, un nemico in comune, individuato nello Stato nazionale cui contrappongono l’open space della liberalizzazione integrale senza confini e tutele di ordine politico. Per la sinistra del mondialismo anarco-consumista, lo Stato nazionale di diritto è intrinsecamente fascista e, dunque, degno di essere abbattuto. In altre parole, ciò che la sinistra elogia e persegue come anarchia libertaria dei costumi coincide con ciò che la destra concretamente attua come deregulation liberista dei consumi e della produzione. E così, dopo avere scontentato Destra del Danaro e Sinistra del Costume, non senza qualche rischio personale, Fusaro depone, momentaneamente, la penna. Lasciandoci in eredità un ricco arsenale di spunti su cui riflettere e magari meditare. Al termine Fusaro risponderà alle domande del pubblico.