25 febbraio 2020
Aggiornato 11:00
Mobilità

Treni in ritardo, i pendolari non ci stanno più

Il presidente dell’Associazione Pendolari Biellesi, Paolo Forno, a due giorni dal lunedì nero delle ferrovie regionali scandisce a chiare lettere il malcontento di chi è costretto a fare i conti con i disservizi ferroviari

BIELLA - Il presidente dell’Associazione Pendolari Biellesi, Paolo Forno, a due giorni dal lunedì nero delle ferrovie regionali, non ci sta: «Si sono visti ritardi per 70 e 80 minuti e molte corse sono state soppresse. La pazienza ha raggiunto il limite massimo. È tempo di dare vita ad una protesta civile, coesa e priva di colore politico. Tutto il territorio si deve unire e la Regione Piemonte deve agire al più presto». Sono stati davvero ingenti i disagi che hanno interessato la tratta ferroviaria Milano Centrale – Torino Porta Nuova, fin dalle prime luci dell’alba: ritardi consistenti e programma dei viaggiatori stravolto completamente anche causa della soppressione di alcune corse.

Un sistema che non funziona da tempo
«Il sistema ferroviario è al collasso – spiega Forno - Non si può continuare ad andare avanti in questo modo. Sono state fatte molte promesse in questi anni ma ora occorrono fatti. I risultati di questi anni sono sotto gli occhi di tutti: bisogna rimanere uniti e compatti. Faremo sentire la nostra voce. Vorrei sottolineare che aspettiamo sia noi sia tutti gli attori del tavolo Uib una forte presa di posizione da parte dei politici biellesi, in primis Barazzotto, Ramella Pralungo e Cavicchioli, e dei parlamentari biellesi. Ci stiamo attivando con i territori vicini, insieme alle associazioni pendolari di Vercelli e  Novara. Quando inizieranno i politici?».

Tanto lavoro da fare
Dal canto suo il consigliere regionale Vittorio Barazzotto difende il lavoro svolto negli ultimi anni: «Ognuno risponde per ciò che fa ma non ci sono mai stati così tanti incontri e sollecitazioni sul tema come in questi ultimi quattro anni – spiega Barazzotto - Capisco lo sfogo ma l’impegno in sede istituzionale non è mai venuto meno. Se il sistema fosse al collasso, non ci si potrebbe più muovere. Sicuramente non è efficiente e andrebbe modernizzato ma bisogna moderare i termini. La situazione è difficile, complicata e si trascina da diverso tempo. Ora c’è un nuovo governo: attendiamo le loro prossime mosse su tale questione».