18 giugno 2019
Aggiornato 15:34
Economia reale

Reportage tra le famiglie: «Viviamo e copriamo le spese, ma non mettiamo da parte più nulla»

Secondo Istat una famiglia piemontese spende in media 2.649 euro al mese, ma c’è chi non arriva neanche a guadagnarli. Tra lavoro precario, Partite Iva e coppie in cui un solo coniuge porta a casa lo stipendio, crolla il mito dei Biellesi inarrestabili formichine.
In calo la capacità di risparmio delle famiglie biellesi
In calo la capacità di risparmio delle famiglie biellesi Shutterstock

BIELLA - Freschi di questi giorni sono arrivati, dall’Istat e da successive elaborazioni, i dati sulla spesa media delle famiglie italiane e sull’occupazione. I numeri ci dicono che in Piemonte una famiglia spende mediamente 2.649 euro al mese tutto compreso, al netto di affitto (o in alternativa mutuo) si scende a 2.236 euro. Sul lavoro, stringendo sul territorio locale, nei primi mesi del 2018 l’occupazione è salita dal 23,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Bene, queste le cifre, che danno un’idea ma si riferiscono comunque a quel concetto astratto che è la «media». Talmente astratto che i 2.600 euro di cui sopra possono valere per una coppia, una famiglia con tre figli e pure per un sigle, magari che viva in un superattico, però. E dei 5.633 nuovi rapporti di lavoro accesi, va detto che 4.484 sono a tempo determinato. Come vivono, allora, i Biellesi fuori dalle medie?

Federica e Riccardo, tra Partita Iva, asilo e contratto di solidarietà

C’è chi, come Federica e Riccardo, s’accontenta di buon grado di un appartamento di proprietà nella prima cintura della città di Biella, preso con il mutuo: «Non è molto grande, specie ora che abbiamo due bambini, uno di 5 e uno di quasi 2 anni – raccontano – ma a noi va bene così. È casa nostra, stiamo pagando il mutuo, che insieme alla rata del camper, usato ovviamente, incide circa sul 25% dei nostri guadagni». 36 anni lei, 40 lui, alla fine del mese quando tutto fila liscio portano a casa circa 3.100 euro. È una media pure questa, però: se Riccardo lavora tutto il mese lo stipendio di 1.600 euro arriva pieno, ma se scatta la «solidarietà», ed accade piuttosto spesso, cambia tutto: «È capitato di arrivare a soli 600 euro al mese, allora ci si ingegna con qualche lavoretto extra, in nero s’intende». E intanto Federica si barcamena tra l’asilo e il lavoro di consulenza per le aziende ha intrapreso di recente, trasformandosi in uno dei tanti soldati dell’esercito delle Partite Iva.

Gianfranco in trasferta dal lunedì al venerdì, Elena a casa con 3 figli

Si potrebbe obiettare che almeno Federica un lavoro ce l’ha, potrebbe dirlo Elena che, con tre figli a carico ad un certo punto ha lasciato il posto da segretaria per occuparsi della famiglia, ed ora a 46 anni non riesce più a rientrare nel mondo del lavoro: «Mio marito è libero professionista e per fortuna guadagna abbastanza bene, comunque con tre figli, che ancora studiano tutti, tornare a lavorare mi farebbe comodo – racconta – è difficile per una donna e una mamma rientrare nel giro, penso che oltre alle difficoltà oggettive persista un atteggiamento discriminatorio». Con 3.500 o anche 4.000 euro al mese si va avanti comunque, anche se le spese in questo caso hanno una voce in più: trasferta. Gianfranco per lavoro sta fuori dal lunedì al venerdì, oltre al disagio della lontananza dalla famiglia, vivere fuori casa cinque giorni alla settimana costa. Riuscite a risparmiare? A questa domanda s’allargano due gran bei sorrisi sornioni: «Ce la facciamo, ma risparmiare… quando mai!».

Francesca e Cesare, pendolari e un per metà precari

Alla domanda risparmio gli intervistati rispondono tutti più o meno allo stesso modo: non è più tempo, e pare crollare il mito dei Biellesi formichine ben pasciute. Ed anche alla domanda sul sentirsi sicuri, più d’uno finisce per definire la propria condizione attuale «precaria». È il caso Cesare e Francesca: rispettivamente 59 e 51 anni, sposati e con una figlia adolescente. Abitano nel basso Biellese e sono entrambi pendolari, lui verso Torino e lei verso Novara. Se il lavoro di Cesare, manager in un’azienda del settore turistico di medie dimensioni è consolidato, quello di Francesca come insegnate è decisamente precario. La supplenza dell’ultimo anno le ha fruttato 600 euro mensili, che insieme ai 1.500 del marito, definiti da entrambe come «decisamente pochi per il tipo di lavoro svolto», li posizionano con entrate al di sotto della famosa soglia di spesa media dell’Istat. Eppure ce la fanno, anche pagando un affitto 450 euro al mese per l’appartamento: «Viviamo e copriamo le spese, abbiamo in fondo per le emergenze, che speriamo di non dover toccare, ma non mettiamo da parte più nulla» concludono.

Loredana, single felice che lavora di notte e aiuta i figli

E poi ci sono i single, categoria in ascesa, almeno numerica. Ma come vivono? Loredana, 56 anni, divorziata e con due figli ormai fuori casa se la cava piuttosto bene. «Faccio l’operaria in un’azienda tessile da moltissimi anni, e lavoro quasi sempre la notte, una condizione a cui mi sono abituata e che con cambierei, anche perché mi garantisce uno stipendio buono». Si parla di circa 1.600 euro al mese se non c’è cassa integrazione, ma ultimamente il lavoro è rifiorito: «Al massimo nei periodi in cui cala la richiesta ci spostano ai turni di giorno, ma questo significa che vengono lasciati a casa gli interinali presi tramite agenzia che coprivano quegli stessi orari». Con tanti anni di lavoro fisso alle spalle, Loredana ha anche una casa sua, in paese, con giardino e cortile, paga un mutuo di 300 euro, le spese correnti ed il cibo per i suoi animali tanti domestici, ma per il resto è abbastanza libera: «Non fosse per i figli – dice - ogni tanto capita che abbiamo bisogno di una mano per coprire le spese».

Rossella, sola e con un impiego a part-time fa la lotta con i conti

Per i giovani infatti continua a non essere facile. Lo conferma la testimonianza di Rossella, 29 anni, commessa part-time con contratto a tempo indeterminato: «Dopo un periodo di convivenza sono andata a vivere da sola. Ho preso un monolocale in città., vicino al lavoro, così ci posso andare tranquillamente a piedi – spiega – mi piace la mia attuale sistemazione, ma il problema è che senza full-time faccio fatica a quadrare i conti». Niente spese da pendolare, ma 800 euro di stipendio di cui 300 se ne vanno in affitto, poi ci sono le spese condominiali, le bollette e la vita corrente: «Ce la faccio, ma mettendo in pratica diverse rinunce».