26 settembre 2018
Aggiornato 06:00

Decreto Dignità, Carlo Piacenza: «così si mette a rischio la ripresa»

Il primo passo del Governo va infatti nella direzione di aumentare l’incertezza per chi investe in Italia commenta il presidente dell'Uib
Decreto Dignità, Carlo Piacenza: «così si mette a rischio la ripresa»
Decreto Dignità, Carlo Piacenza: «così si mette a rischio la ripresa» (Diario di Biella)

BIELLA - «E’ con grande preoccupazione che prendo atto dell’approvazione del decreto legge 'Dignità': il primo passo del Governo va infatti nella direzione di aumentare l’incertezza per chi investe in Italia, cambiando le regole di riferimento per quanto riguarda assunzioni e delocalizzazioni, senza tenere conto di elementi oggettivi quali, in primis, la ripresa dell’occupazione e dell’economia, anche frutto della riforma del Jobs Act e di misure quali il Piano Industria 4.0. La flessibilità è dettata dal mercato ed è un imperativo per le imprese, così come per le persone: è un dato di fatto che non può essere negato «per legge». La precarietà, invece, va ridotta con una politica fiscale che alleggerisca il costo del lavoro e una politica industriale improntata alla crescita». Il commento del presidente dell’Unione Industriale Biellese, Carlo Piacenza, si aggiunge alle recenti dichiarazioni rilasciate in occasione dell’assemblea generale dell’associazione, rimarcando la necessità di un Governo che non metta a rischio la ripresa industriale in Italia.

Provvedimenti anacronistici
«Ridurre la flessibilità è anacronistico – aggiunge Nicolò Zumaglini, vice presidente alle Relazioni Industriali, Welfare e Sicurezza – e rischia di ottenere l’effetto contrario rispetto a quello voluto, aumentando la disoccupazione. Innanzitutto il decreto è formulato in modo impreciso e lascia spazio a interpretazioni da parte dei giudici, aumentando così i rischi di contenzioso. Irrigidire il mercato del lavoro significa di fatto ridurre le possibilità di assunzione che, invece, sono aumentate grazie alla flessibilità. Inoltre il lavoro, soprattutto per le piccole e medie imprese, è caratterizzato da picchi di produzione che richiedono una gestione altrettanto flessibile del personale».